venerdì 11 maggio 2012

Tagliare i video del cellulare nella maniera meno user friendly possibile

Convertendoli prima da 3gp a OGG/Theora:

ffmpeg2theora -o my_video.ogv my_video.3gp

e poi tagliandoli in AVI/MPEG4 con mencoder:

mencoder -o my_video.avi -oac mp3lame -ovc lavc -lavcopts vcodec=mpeg4 my_video.ogv -fps 30 -endpos 4:11

Questo perché:
  •  ffmpeg2theora non taglia bene (opzioni -s, -e), taglia solo l'audio e rimane una parte di film muto alla fine...
  • mencoder non converte bene a partire da un 3gp, l’audio si trasforma in un fruscio.
  • con mencoder conviene specifiare manualmente il frame rate (opzione -fps) dato che se ne perde la cognizione strada facendo...
E qundi non solo il cinema muto ma anche i buffi movimenti accelerati di quell’epoca lì :-P

Tutto questo con gli eseguibili e le librerie provenienti dai normali pacchetti .deb di Ubuntu 12.04. E un cellulare Android.

mercoledì 5 ottobre 2011

Il premier non ha mai pensato a una VPN

Cara lettrice, caro lettore,
in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c'è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.
Wikipedia
e non metti mai niente
che possa attirare attenzione
un particolare
solo per farti guardare
Vasco Rossi
Albachiara sembra dedicata, ante litteram, alle enciclopedie libere (non scrivo “cosiddette”, dài, sarebbe ingeneroso) e alle loro (pretestuose?) pagine di autocensura.

Adesso mi censuro polemicamente anch’io e do la colpa a Giorgio Napolitano, perché il reato di vilipendio non è stato ancora abolito, e quindi io - libero blogger in libero Stato - non posso scrivere che il presidente della Repubblica mi sta sul cazzo perché altrimenti mi arrestano.

Senza sarcasmo, è una coincidenza davvero buffa che l’autocensura di Wikipedia accada a 24 ore esatte dall’autocensura della sua controparte goliardica e demenziale (Nonciclopedia) e che quest’ultima iniziativa sia durata esattamente 24 ore, conclusesi come suol dirsi a tarallucci e vino per la gioia nostra, dei nonciclopediani, di Vasco Rossi e dell’avvocatessa di Vasco Rossi (che ha sporto querela, ma anche no).

È nato un gruppo su Facebook che implora “Ridateci Wikipedia”, ma gli unici che possono ridarcela - qui e ora - sono gli amministratori della stessa. Sulle intercettazioni che finiscono facilmente sui giornali persino Ilda Boccassini (che non è esattamente l’avvocato del Cav.) ha espresso il suo sconcerto. La mia opinione è che solo chi lavora nei tribunali dovrebbe essere chiamato a rispondere della riservatezza delle informazioni relative a un’indagine (un ristretto numero di persone per ciascuna inchiesta); ma i Palazzi di Giustizia dovrebbero essere luoghi blindati, invece sono dei colabrodo dal punto di vista della siciurezza e della riservatezza; questa è una spesa pubblica che non sarebbe uno spreco.

Quando l’intercettazione arriva sulla scrivania del giornalista (o del blogger) la fuga di notizie c’è già stata: la cosiddetta legge bavaglio è inutile e a nulla servirebbe, per esempio, contro il passaparola. Quindi chi scrive non ne è affatto un sostenitore, ma non per questo si lista a lutto (solo per farsi guardare). Sarebbe bastato un onesto banner, ben visibile in cima ad ogni pagina, che invitasse la comunità a di discutere di un problema certamente urgente, anziché arrivare addirittura a chiudere gli spazi di discussione interna. Chi è il censore adesso? e francamente non ho tempo da perdere, in chat, per dire a costoro quanto sono patetici.

Nella barra laterale di questo blog c'è un cosino (un widget) intitolato “Misura la censura”: sta lì da tre anni. Tre. Lo Stato si sente in diritto, in nome della legge, di imporre ai provider di alterare DNS e tabelle di routing o dirottare il traffico web, in pratica l’infrastruttura di Internet. No, tanto per dire.


giovedì 1 settembre 2011

Da grande voglio fare il data scientist — e vi costa solo 12.3 barili di Brent

Invece che 90 miseri euro di buono carburanti, perché non mi finanziate una partecipazione alla Strata Conference a New York il 22 di questo mese? Volete promuovere l'innovazione? Scucite 1300 dollarazzi. Volo e albergo ce li metto io. Gli argomenti di cui si parlerà servono, ad esempio, a fare una immensa analisi dati sulle cartelle cliniche degli ultimi 30 o 40 anni in questa oleosa regione. Così vediamo se la storia dei tumori è solo una esaltazione ambientalista (personalmente non escludo alcuna ipotesi). Mandate con me almeno un medico, che seguirà magari Strata Summit o JumpStart.

martedì 14 giugno 2011

Da grande voglio fare il costituzionalista ovvero della necessità di rivedere l’Articolo 75

Toghe di colore rosso
Se alle elezioni politiche un cittadino sceglie di non andare a votare, viene meno a un “dovere civico” ma non commette un reato né un illecito. Lascia decidere agli altri, ma in nessun modo favorisce l’uno o l’altro candidato. Per i referendum è diverso, a causa della regola del quorum. Per i sostenitori del No è più conveniente non andare a votare: chi si reca alle urne solo per mettere la croce sul “No” è un kamikaze del dovere civico. La partita si gioca tipicamente fra votanti e astenuti e in questo modo viene meno, di fatto, il principio della segretezza del voto. L’unica motivazione che viene in mente, a favore della necessità di una affluenza superiore al 50%, risiede nell’idea che non si possa abrogare una legge per volontà di uno sparuto gruppo di persone. A questa argomentazione si può agevolmente rispondere proponendo di portare da 500 000 a un milione le firme necessarie per indire un referendum abrogativo.

Un kamikaze del dovere civico
Sono sicuro che, eliminata la necessità di un quorum, le affluenze ai referendum saranno plebiscitarie: sostenitori del Sì e del No faranno campagna alla pari e sarà interesse di tutti incoraggiare la partecipazione democratica. Come alle politiche. E non assisteremo agli anatemi un po’ strumentali da parte dei comitati promotori: la condanna di ogni campagna astensionista sarà finalmente sincera, e comunque il problema praticamente non si porrà più. Allo stesso tempo diremo addio all’astensione intesa come “furbata” da parte di chi vuole mantenere la legge anziché abrogarla - in tutto o in parte.

Una kamikaze del 2005
Occorrerà poi un meccanismo di difesa dal “tradimento di fatto”, cioè dalla possibilità che si istituisca il ministero delle Politiche Agricole dopo che è stato abolito il ministero dell’Agricoltura, che si istituisca il rimborso elettorale dopo che è stato abrogato il finanziamento pubblico dei partiti, eccetera. Penso che tale compito possa essere della Corte Costituzionale o della Corte di Cassazione, ma i più tecnici fra i miei lettori sapranno senz’altro illuminarmi.

domenica 8 maggio 2011

La quadriglia comandata

02.JoeFalero.DCLatinJazzAllStars.AOF.9F.NW.WDC.13sep08 E se un musicista semiprofessionale —diciamo— volesse riavvicinarsi alle tradizioni della propria terra —senza retorica, per una volta— ma scoprisse che la quasi totalità delle iniziative è finanziata con le royalties delle estrazioni petrolifere; cosa dovrebbe fare? Tirarsi indietro per non sentirsi un “venduto”? Suonare solo alle feste private?

Probabilmente è più comodo restare gli esterofili di sempre e continuare a sognare il Brasile, Porto Rico, New Orleans e Chicago; luoghi abbastanza lontani da non comportare implicazioni brucianti.

Vorrei girare la domanda di sopra a chi avrebbe voluto che il tre volte premiato Basilicata Coast to Coast s’intitolasse “Petrolio, Amianto e Fosfogessi”. Il rapporto fra l’artista e il potere resta un problema irrisolto. I protagonisti del Rinascimento lavoravano per papi e signori e ancora oggi attori e cantanti protestano perché vogliono più aiuti dallo Stato — contributo a quanto pare più determinante di quello privato e libero di chi paga il biglietto.

Potrei decidere di prendere lezioni da una ballerina cubana: la mia agilità atletica è ben nota. Divertimento assicurato, dunque, e problemi zero, almeno finché non prendo l’aereo per L’Avana.  Si perde il conto dei Coast to Coast girati nell’isola caraibica, dove si vede che la gente balla per le strade e nessuno viene condannato per motivi politici.



domenica 31 ottobre 2010

Un bel deserto farebbe comodo

Se fossi un intellettuale rosicone non più giovane, oggi proverei una certa soddisfazione nel vedere compiuta la profezia: la civiltà occidentale si sta finalmente sgretolando, schiacciata inesorabilmente dal peso delle sue contraddizioni. Così parlerei. E così pare. Ci piace il picnic in mezzo alla natura, ma non ci andiamo a dorso di mulo, bensì a bordo di una comoda automobile alimentata a benzina o gasolio, più raramente a gas di petrolio liquefatti. Se ci fermiamo per il pranzo, è inevitabile il tripudio di stoviglie di plastica, dannatamente non riciclabili né biodegradabili. Ci lamentiamo persino che il telefonino non funzioni ma saremmo pronti a protestare contro la costruzione di una nuova grande antenna, sventolando i risultati di una ricerca che mostra una correlazione statistica fra l’intensità del campo elettromagnetico e l’incidenza delle leucemie infantili; oppure potremmo citare la vocazione agricola e turistica del territorio: sembra che le frequenze nell'ordine del gigahertz facciano seccare male i peperoni, ad esempio. 

Cari amici, sarà come dite voi: abitare vicino a una discarica o ad un inceneritore di rifiuti equivale ad andare incontro a morte certa entro l’anno. E sarà come dite voi, il puzzo è insopportabile. Vorrei risparmiarvi la solita obiezione: che la spazzatura da qualche parte bisogna pur metterla, e che l'energia in qualche modo bisogna pur ottenerla, se non dal proprio giardino, dal giardino di qualcun altro.

Sappiamo benissimo che non si può tornare a vivere come duemila anni fa (e pure per costruire la Via Appia si sarà dovuto disboscare qualcosa, no?). Ergo, se non troviamo subito una valida alternativa ai combustibili fossili, se non riduciamo subito a zero la quota di rifiuti solidi non riciclabili, se continuiamo ad opporci persino alle pale eoliche, alle biomasse e al compostaggio, allora ci rimane una sola alternativa.

La desertificazione della Basilicata.

Pensateci: evacuare seicentomila persone è più facile che evacuarne dieci volte tanto. In realtà sono molte meno, se consideriamo gli studenti universitari e i lavoratori emigrati che hanno conservato la residenza anagrafica. Si tratta solo di accelerare e completare un processo già in corso. Un bel deserto nel cuore del Sud Italia farebbe davvero comodo. Una vasta area da destinare a tutte le attività indispensabili al funzionamento della nostra civiltà ma che nessuno tollererebbe nei pressi della propria abitazione. I giacimenti di petrolio già ci sono, potrebbero finalmente essere sfruttati al cento per cento. Il resto del territorio servirebbe ad insediamenti industriali di ogni genere e allo smaltimento dei rifiuti ordinari e speciali. Non mancherebbero campi eolici e fotovoltaici (che già ci sono), impianti di compostaggio, impianti geotermici e centrali a biomasse.

Tranquilli: era solo una provocazione per evidenziare le contraddizioni del nostro tempo. Purtroppo l’ipotesi di colonizzare il Sahara è da scartare per l’incognita terrorismo e perché trasportare le ecoballe per via aerea sarebbe invero poco pratico.

giovedì 12 agosto 2010

Tutti dietro al NAT (il personale è politico)


In piena estate, riflettendo sul monopolio di Facebook e altre cose. Il blog rimane roba da geek sia pure nel senso troppo ampio che si dà in Itala a questa parola. A casa propria ciascuno è dietro un NAT e a nessuno importa essere raggiungibili globalmente: si preferisce essere tutti client dello stesso server. IPv6 non prenderà mai piede perché nessuno lo vuole. Persino i server della piccola e media impresa hanno paura di tuffarsi nella grande rete interconnessa, li mettono dietro un Destination NAT. Jon Postel è morto da tempo, e i router DSL ti guardano in modo ostile se vuoi assegnare indirizzi pubblici alle interfacce interne. Come il cameriere che ti guarda stupito e commiserevole se entri nel ristorante da solo: allarga le braccia e ti dice: «si metta un po’ là».