Un bel deserto farebbe comodo
Se
fossi un intellettuale rosicone non più giovane, oggi proverei una
certa soddisfazione nel vedere compiuta la profezia: la civiltà
occidentale si sta finalmente sgretolando, schiacciata inesorabilmente
dal peso delle sue contraddizioni. Così parlerei. E così pare. Ci piace
il picnic in mezzo alla natura, ma non ci andiamo a dorso di mulo,
bensì a bordo di una comoda automobile alimentata a benzina o gasolio,
più raramente a gas di petrolio liquefatti. Se ci fermiamo per il
pranzo, è inevitabile il tripudio di stoviglie di plastica,
dannatamente non riciclabili né biodegradabili. Ci lamentiamo
persino che il telefonino non funzioni ma saremmo pronti a protestare
contro la costruzione di una nuova grande antenna, sventolando i
risultati di una ricerca che mostra una correlazione statistica fra
l’intensità del campo elettromagnetico e l’incidenza delle leucemie
infantili; oppure potremmo citare la vocazione agricola e turistica del
territorio: sembra che le frequenze nell'ordine del gigahertz facciano
seccare male i peperoni, ad esempio.
Cari
amici, sarà come dite voi: abitare vicino a una discarica o ad un inceneritore di rifiuti equivale ad
andare incontro a morte certa entro l’anno. E sarà come dite voi, il
puzzo è insopportabile. Vorrei risparmiarvi la solita obiezione: che la
spazzatura da qualche parte bisogna pur metterla, e che l'energia in
qualche modo bisogna pur ottenerla, se non dal proprio giardino, dal
giardino di qualcun altro.
Sappiamo benissimo che non
si può tornare a vivere come duemila anni fa (e pure per costruire la
Via Appia si sarà dovuto disboscare qualcosa, no?). Ergo, se non
troviamo subito una valida alternativa ai combustibili fossili, se non riduciamo subito
a zero la quota di rifiuti solidi non riciclabili, se continuiamo ad opporci persino alle pale eoliche, alle biomasse e al compostaggio,
allora ci rimane una sola alternativa.
La desertificazione della Basilicata.
Pensateci:
evacuare
seicentomila persone è più facile che evacuarne dieci volte
tanto. In realtà sono molte meno, se consideriamo gli studenti
universitari e i lavoratori emigrati che hanno conservato la residenza
anagrafica. Si tratta solo di accelerare e completare un processo già
in corso. Un bel deserto nel cuore del Sud Italia farebbe davvero
comodo. Una vasta area da destinare a tutte le attività indispensabili
al funzionamento della nostra civiltà ma che nessuno
tollererebbe nei pressi della propria abitazione. I giacimenti di
petrolio già ci sono, potrebbero finalmente essere sfruttati al cento
per cento. Il resto del territorio servirebbe ad insediamenti
industriali di ogni genere e allo smaltimento dei rifiuti ordinari e
speciali. Non mancherebbero campi eolici e fotovoltaici (che già ci
sono), impianti di compostaggio, impianti geotermici e centrali a
biomasse.
Tranquilli: era solo una provocazione per evidenziare le contraddizioni del nostro tempo. Purtroppo
l’ipotesi di colonizzare il Sahara è da scartare per l’incognita
terrorismo e perché trasportare le ecoballe per via aerea sarebbe
invero poco pratico.
3 commenti:
E' più probabile, invece, che ci siano delle vie di mezzo.....
Era una bella provocazione, ma secondo me la soluzione sta sempre nel mezzo.
Cioè una mezza desertificazione? Quella è già in atto ;-)
None!
Si può progredire tecnologicamente senza troppi danni. Non è necessario ritornare a duemila anni fa. E' necessario informare, ed è necessario fare, ma fare bene! E non approssimativamente.
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