La quadriglia comandata
E se un musicista semiprofessionale —diciamo— volesse riavvicinarsi alle tradizioni della propria terra —senza retorica, per una volta— ma scoprisse che la quasi totalità delle iniziative è finanziata con le royalties delle estrazioni petrolifere; cosa dovrebbe fare? Tirarsi indietro per non sentirsi un “venduto”? Suonare solo alle feste private?
Probabilmente è più comodo restare gli esterofili di sempre e continuare a sognare il Brasile, Porto Rico, New Orleans e Chicago; luoghi abbastanza lontani da non comportare implicazioni brucianti.
Vorrei girare la domanda di sopra a chi avrebbe voluto che il tre volte premiato Basilicata Coast to Coast s’intitolasse “Petrolio, Amianto e Fosfogessi”. Il rapporto fra l’artista e il potere resta un problema irrisolto. I protagonisti del Rinascimento lavoravano per papi e signori e ancora oggi attori e cantanti protestano perché vogliono più aiuti dallo Stato — contributo a quanto pare più determinante di quello privato e libero di chi paga il biglietto.
Potrei decidere di prendere lezioni da una ballerina cubana: la mia agilità atletica è ben nota. Divertimento assicurato, dunque, e problemi zero, almeno finché non prendo l’aereo per L’Avana. Si perde il conto dei Coast to Coast girati nell’isola caraibica, dove si vede che la gente balla per le strade e nessuno viene condannato per motivi politici.
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