martedì 14 giugno 2011

Da grande voglio fare il costituzionalista ovvero della necessità di rivedere l’Articolo 75

Toghe di colore rosso
Se alle elezioni politiche un cittadino sceglie di non andare a votare, viene meno a un “dovere civico” ma non commette un reato né un illecito. Lascia decidere agli altri, ma in nessun modo favorisce l’uno o l’altro candidato. Per i referendum è diverso, a causa della regola del quorum. Per i sostenitori del No è più conveniente non andare a votare: chi si reca alle urne solo per mettere la croce sul “No” è un kamikaze del dovere civico. La partita si gioca tipicamente fra votanti e astenuti e in questo modo viene meno, di fatto, il principio della segretezza del voto. L’unica motivazione che viene in mente, a favore della necessità di una affluenza superiore al 50%, risiede nell’idea che non si possa abrogare una legge per volontà di uno sparuto gruppo di persone. A questa argomentazione si può agevolmente rispondere proponendo di portare da 500 000 a un milione le firme necessarie per indire un referendum abrogativo.

Un kamikaze del dovere civico
Sono sicuro che, eliminata la necessità di un quorum, le affluenze ai referendum saranno plebiscitarie: sostenitori del Sì e del No faranno campagna alla pari e sarà interesse di tutti incoraggiare la partecipazione democratica. Come alle politiche. E non assisteremo agli anatemi un po’ strumentali da parte dei comitati promotori: la condanna di ogni campagna astensionista sarà finalmente sincera, e comunque il problema praticamente non si porrà più. Allo stesso tempo diremo addio all’astensione intesa come “furbata” da parte di chi vuole mantenere la legge anziché abrogarla - in tutto o in parte.

Una kamikaze del 2005
Occorrerà poi un meccanismo di difesa dal “tradimento di fatto”, cioè dalla possibilità che si istituisca il ministero delle Politiche Agricole dopo che è stato abolito il ministero dell’Agricoltura, che si istituisca il rimborso elettorale dopo che è stato abrogato il finanziamento pubblico dei partiti, eccetera. Penso che tale compito possa essere della Corte Costituzionale o della Corte di Cassazione, ma i più tecnici fra i miei lettori sapranno senz’altro illuminarmi.

3 commenti:

Janas ha detto...

Non saprei.
E se invece fosse proprio l'obiettivo del raggiungimento del quorum a far smuovere le masse?
Se una persona non vuol votare non lo farebbe comunque, e non solo per evitare il raggiungimento del quorum. E' solo una questione di coscienza, del valore che ogni singolo da al proprio voto.

gd ha detto...

Se non ci fosse il quorum sarebbe l'obiettivo della vittoria del Sì a far smuovere le masse, a cui si aggiungerebbe l'altrettanto cospicua massa dei sostenitori del No (che andrebbero a votare, e di corsa pure).

Ho letto e sentito troppe "dichiarazioni di non voto" che sarebbero una contraddizione in termini se si trattasse solo di indecisi o disinteressati.

Rimane comunque il problema (grave) del voto palese di fatto, che da solo sarebbe sufficiente a motivare l'urgenza di questa battaglia, se così possiamo chiamarla. E girerò la questione a chiunque mi chiederà il voto alle prossime politiche.

Janas ha detto...

Ma scusami, i No, nel caso di questi ultimi referendum, perchè non si son mobilitati?
Non credo solo per una questione di quorum.