martedì 11 dicembre 2007

Under (de)construction

(In questo post meditavo sulla possibilità di chiudere questo spazio o almeno di ibernarlo per qualche tempo. Grazie a chi legge, a presto).

Elogio del presepe

Fuori è Natale e la cosa non mi tange. Vorrei proporre ai credenti, quelli veri, quelli che praticano e testimoniano la propria fede, un’alleanza trasversale per riportare questa festa al suo significato originario. Essi potrebbero ritrovare un patrimonio perduto e schiacciato ogni anno dal piattume commerciale e comunicativo; e a noi altri potrebbe finalmente venire risparmiata un’usanza noiosissima fatta perlopiù di palle lampeggianti, acquisti inutili e qualche delizia gastronomica.

L’indicatore di conformismo

Sul serio, è possibile abbozzare un algoritmo? Su quali parametri dovrebbe basarsi? Io comincerei dalla frequenza con cui si usa il verbo “propinare”. Non conosco altri usi che le tirate moralistiche contro la televisione.

domenica 9 dicembre 2007

Fleck si salva

Anzi, direi che è geniale (vergognandomi un po’ perché è uscito da almeno un anno e lo scopro solo ora). Manca solo un’importante caratteristica. L’evidenziatore.

Per tutto il resto, cliccate sulla palla.


Rifugio o evasione

Ho sempre sostenuto che non esista alcuna differenza fra l’uomo e il blogger. Le persone eccessivamente riservate nella vita fisica non diventeranno improvvisamente più espansive grazie a un social network. Perlomeno, chi scrive è incapace di creare una seconda personalità. Come non pensare alla famosa t-shirt con la scritta “You looked better on MySpace”?

Un link via l’altro avverto come una pressione psicologica a condividere l’impossibile. Penso che diventerò un assiduo frequentatore di Twitter solo quando sarò famoso come Walter Veltroni. È quello il caso in cui un blog può diventare ingovernabile mentre per gli approfondimenti gli strumenti tradizionali si possono sempre usare. Già soffro di web-addiction in stato avanzato ma almeno somiglia alla mania di chi legge tanti libri. Non vorrei trasformarmi in uno di quei personaggi improbabili che mandano in continuazione manoscritti alle case editrici. Si può vivere felici con due post al mese. Una prima stesura di getto e poi un lavoro di cesoia. Non vorrei che la mia vita in rete somigliasse a quelle conversazioni telefoniche in cui mia madre mi chiede se ho pranzato, cosa ho mangiato e com’è il tempo da me. Non voglio vivere la rete come se fosse un paesino, per quanto belli possano essere i laghi, le colline o i piccoli borghi nella vita reale. In rete voglio la metropoli cosmopolita in cui puoi perderti tra la folla ed essere freak quanto ti pare, ma puoi scegliere le persone che ti piacciono. In rete non voglio appartenere a un bel niente.

sabato 8 dicembre 2007

La rete è diventata social

 (captcha ottico recante la scritta: jwikulfy) Stavo pensando ad un possibile uso innovativo dei captcha ottici.

Ad esempio per generare in modo automatico il logo del prossimo inutile servizio web 2.0. Basta attaccarci “.com”, e qualche slogan di sicura presa.

Cfr. 1, 2, 3, 4.

martedì 27 novembre 2007

Make a Windows executable out of a Perl script (micro HOWTO)





You will need:
What to do:
  • pp -o myProgram.exe myProgram.pl
  • Test myProgram.exe from the command line to catch any error;
  • if it complains about missing modules, re-run pp with -M Missing::Module or add use Missing::Module; on top of your Perl script.
  • Test again: is it all ok? Well, if yours is a GUI program, you definitely don’t want a text console, so use the -g option:
    pp -g -o pdf2xls.exe pdf2xls.pl
Enjoy:
  • Your .exe is ready now! It embeds a Perl interpreter and all the required modules so it doesn’t need anything on the target machine. Check PAR::Packer documentation if you prefer the Perl interpreter as a DLL.
Copyright:
Conclusions:
  • “Compiling” a Perl program into an executable makes deployment easier: to the end user there are no “software requirements”, and there’s no need to deal with Control Panel, Registry or file type associations if you want to get rid of that ugly, useless text console which pops up behind your fancy GUI application ;-)

sabato 24 novembre 2007

Quando la forma è brillante, il contenuto non serve #2

t-shirt: a boy pushing a girl through a window t-shirt: boys are stupid... thow rocks at them

Clicca sulle foto per saperne di più. Qui c’è una bella sintesi. Controversia vecchia di anni, che potrebbe tornare d’attualità nelle prossime ventiquattro ore.

venerdì 23 novembre 2007

Sviluppo di applicazioni per la piccola impresa

# clean up this garbage....
$line =~ s/Totale Assenze.*$//;
$line =~ s/OL ore lavorate.*$//;
$line =~ s/PR permesso retribui.*$//;
$line =~ s/GG\. lavorati.*$//;
$line =~ s/OS ore standard.*$//;
$line =~ s/Eccedenti totali.*$//;

giovedì 22 novembre 2007

The Strange Atari-ness of Italian Televideo

Italian Televideo

(Link).

lunedì 19 novembre 2007

Ma però state attenti

«Nei libri che lei non ha letto»

MRWHOOPEE79 (1 month ago)
si, questo pezzo poi è l'incontro simbolico di due ideologie italiane ancora attuali, dove si vede il qualunquismo, l'ipocrisia e l'ignoranza da una parte e la voglia di combattere nonostante tutta la delusione di come è ridotta la società dall'altra..
Commenti ad un brano di «Ferie d’agosto» (Paolo Virzì, 1995)
Io direi: la noncuranza materiale degli uni e la spocchia intellettuale degli altri. Almeno la famiglia di destra non fa rivoltare il Poeta nella tomba con uno schiamazzo, se possibile, più insolente d’una barca a motore (per di più a due metri dalla riva). Chi ha letto Ossi di seppia prima di vedere il film può capire come ci si sente a guardare un personaggio del genere svolgere il ruolo della persona di buone letture. Grande pellicola, grandi attori, Virzì e Orlando come Luigi Zampa e Alberto Sordi a raccontare senza pietà la debolezza degli uomini. Poi ce li voglio vedere, dodici anni dopo, tutti in fila per l’ultimo iPhone.

mercoledì 14 novembre 2007

Purtroppo non è streamable su last.fm

Ascolto tanti musicisti ma i chitarristi sono quelli che ascolto di meno. C’è chi me lo rimprovera e potrei replicare spiattellandogli la biografia di Pat Metheny. La chitarra sembra dire al mondo che il jazz dev’essere latino. Il problema è che per il contrabbasso non credo di avere mai avuto il physique du rôle. Leziosaggini da musicista da camera sono dietro l’angolo in ogni momento: ma come puoi negare il fascino benché mellifluo dal sassofono a collo dritto? È sufficiente un arpeggio a far spiccare in volo The rains have failed again cantata da Sarah Jane Morris.

Quando la forma è brillante, il contenuto non serve

Più che sospingere le ragazze dal paganesimo al cattolicesimo, questa recensione spinge i ragazzi dall’agnosticismo all’ateismo (di Stato: così nessuno darà loro dei “relativisti”).

lunedì 12 novembre 2007

Un popolo di puzzoni delinquenti

È avvilente che le libertà in rete siano difese da un personaggio del genere. Qualunque cosa si pensi di Emma Bonino, cosa avrebbe dovuto dire (un anno fa) se non «benvenuti nell’Unione Europea»? «Siete un popolo di puzzoni delinquenti»? Si può discutere all’infinito dell’eccessivo allargamento della UE (e del fatto che sarebbe stato preferibile puntare su una maggiore integrazione di chi c’era già). Argomenti comunque troppo seriosi per il comico e troppo raffinati per l’arruffapopolo.

venerdì 9 novembre 2007

Anniversarî

centrale nucleareFrancesco Giavazzi
Image source 1: globalsecurity.org; image source 2: Schumpeter seminars, hu-berln.de (HEAVY page to load!)

Le università di mezzo mondo pullulano di gente che è contraria al nucleare, all’ingegneria genetica, al libero mercato, o al fatto che il proprio paese disponga di un esercito. Quindi i fisici nucleari si vedono costretti a convincerti che le centrali a fissione abbiano un che di progressista, come gli economisti cercano di convincere il mondo e la politica che sia di sinistra un sistema di capitalismo laissez-faire. Immagino accada qualcosa di simile per ogni altro argomento. Bisogna usare argomentazioni utopistiche per conquistare; pragmatismo e schiettezza a quanto pare non pagano.

martedì 6 novembre 2007

Le Monde antropologique

Siamo in tanti a pensare che una giornata di ventiquattr’ore non basti e che ci siano sempre troppe cosa da approfondire. Il risultato è che non si dorme, si digerisce male, si finisce per commentare la televisione e si sentono le voci.

Tina Lagostena Bassi è stata un’eroina nella storia del diritto italiano, devo aver visto da qualche parte la registrazione video di un processo per stupro negli anni ’70, e la cultura maschilista nella peggiore accezione del termine che fluiva dalle bocche degli avvocati difensori.

Le voci nella mia testa dicono che un laureando in fisica che volesse interessarsi di problemi socio-politici dovrebbe leggere Le Monde diplomatique piuttosto che guardare Forum di ritorno dall’università. E tuttavia la sessione pomeridiana introdotta da quest’anno viene incontro perfettamente alle esigenze del bamboccione moderno, dimodoché il bacino d’utenza non sia più ristretto alle sole massaie.

Moglie e marito in causa perché quest’ultimo voleva tirar su un autolavaggio sexy benché della ditta fosse proprietario solo al cinquanta per cento. L’esito è scontato: cambiamenti sostanziali nell’amministrazione di un’impresa come quella richiedono il consenso della maggioranza dei soci. Il marito non può fare di testa sua. Il riferimento è a agli articoli di legge il cui contenuto possiamo tutti immaginare anche senza essere degli esperti.

Che c’azzecca
- per usare il lessico di un altro illustre giurista - la mercificazione del corpo della donna? La critica etica, sociologica e persino estetica a certa comunicazione commerciale è nobile e piena di dignità: se fosse trasformata però meccanicamente in legge, tanto per cominciare gran parte degli spot che finanziano quella trasmissione andrebbe messa al bando.

Che c’azzecca - ancora - il libro Cuore e l’identità culturale italiana? Tette e culi sono prerogativa americana più o meno come la violenza contro le donne è prerogativa sarda? In Germania come in Italia impazza la moda del magistrato antropologo?

A nessuno viene in mente che a sentirsi offeso potrebbe essere il potenziale cliente maschio, che si vede trattato come un poveraccio, un fallito, un frustrato.

venerdì 2 novembre 2007

While waiting (?) for a semantic web

Forse in un futuro abbastanza vicino faremo a meno di immagini e blocchi <pre> ... </pre> per scrivere una tablatura, uno spartito, un’equazione, o per immettere del codice sorgente. Non solo esisterà un vocabolario XML per ogni genere d’informazione, ma usarlo sarà cosa di tutti i giorni, esisteranno editor visuali capaci di produrre codice pulito, standard e interoperabile.

Nel frattempo, qualche idea da mettere da parte:


--0--|--0--|--0--|--0--|--0-----------------
5 --2--|--2--|--3--|--3--|--2-----------------
- --2--|--1--|--3--|--3--|--0-----------------
4 --0--|--0--|--2--|--2--|--2-----------------
--2--|--2--|--X--|--X--|--1-----------------
--X--|--0--|--3--|--2--|--?-----------------
Bm74 E76 Gm76 F#75+ Bbdim

Il ciclo armonico si chiude in cinque misure da 5/4, come se all’ultima dominante il pezzo volesse indugiare. Sul bribge sto lavorando, ma mi viene troppo uguale a Seven Days di Sting.

martedì 30 ottobre 2007

L’intellettuale organico



Gerardo Ragone: «Ricerca scientifica e potere politico: una questione anzitutto ideologica». Fonte: RadioRadicale.it, licenza Creative Commons Attribution 2.5 Italy.

Intervento memorabile, ai cui argomenti si potrebbe dedicare una vita.

lunedì 22 ottobre 2007

Hai 6.022·1023 amici su MySpace

Man is least himself when he talks in his own person. Give him a mask, and he will tell you the truth.

Si produce della pessima letteratura quando chi scrive fa una vita noiosa. Autoreferenzialità e narcisismo intellettuale. Feticismo della pagina web.

Molti riescono a trovare un alter ego digitale: un nickname, un avatar, per non dire una second life; un dominio di terzo o di secondo livello nel quale riconoscersi. Va bene qualsiasi cosa: un personaggio letterario o un riferimento alla cultura pop. Un modo per dire: sono un nerd e me ne vanto. Oppure: sono un animale politico e voglio dare un’anima libertaria al mio schieramento. Altri faticano per anni, invano, e concludono che non c’è niente di meglio che nome, cognome e la propria faccia. Non fa alcuna differenza. “Virtuale” non vuol dire proprio un bel niente: molti anni fa Ken Thompson provava a dirci che violare il sistema di qualcun altro è come irrompere in casa sua. Che la porta sia aperta non ti esime dal suonare il campanello.

Se la tua vita pubblica è insoddisfacente, hai la possibilità di indossare una maschera per dire wildeianamente la verità: poi questa verità la guardi, e ti rendi conto che se quella vita pubblica è insoddisfacente un motivo c’è.

sabato 20 ottobre 2007

Quello/che/vuoi

[...] semo frisoftueriani co ducosicosiiiiiiiiiii
M. Perduca

We even developed a chess game, GNU Chess, because a complete system needs good games too.
R. Stallman

[...] devo finire questa GNU/webapp con GNU/Zope [...]
Ah, il tutto free as myself this morning in my GNU/loo with my GNU/Guerin Sportivo.
N. Wieland

Il sistema X11/Xorg/XFree86 si può considerare parte del sistema operativo? Quello dal quale sto scrivendo andrebbe chiamato GNU/Linux/X11, con buona pace della Free Software Foundation?

Dove finisce il sistema operativo e dove cominciano le applicazioni? Per quale motivo - poniamo, in un sistema desktop - GNU Chess è sistema operativo e le Xlibs no?

Neanche nella galassia BSD (che da sempre distingue in modo formale “base system” e packages/ports) c'è un’idea unica di dove l’X Server debba stare. Unix, per tradizione, è un sistema a carattere: vuol dire che installarlo su portatili e workstation sarà sempre una forzatura? Io mi rifiuto di crederlo, come se ne rifiuta la Apple da diversi anni.

Ecco, magari Steve Jobs potrebbe favorire una versione GNU/Linux/X11 di iTunes, usabile anche dagli utenti *BSD via compatibilità binaria. Volevo scaricare legalmente due mp3 di Claudia Acuña, ma non posso. Amazon ci prova ma, a dispetto della globalizzazione, vende file audio solo ai clienti americani.

Ai fieri difensori del full copyright staranno fischiando le orecchie in questo momento.

Ah, il bassista del video è Avishai Cohen, il che dimostra che tutto torna.

Bookmarks

Questa è fra le più belle foto mai scattate ad una bandiera. Graficamente ed emotivamente perfetta. Tutta la galleria è qui. Le vacanze un po’ speciali di una diciottenne canadese. È innegabile che la blogosfera cosiddetta di destra disponga generalmente delle menti più vivaci; in tutto il mondo, in tutte le età e qualunque opinione si abbia di loro. La causa ebraica doveva appartenere alla storia culturale della sinistra, per dire la verità, ma c’è sempre qualcuno che appare più vittima degli altri. Qui il dibattito tra Fiamma Nirenstein e Gianni Vattimo e qui il link diretto al video.

Cfr. Shalom.

venerdì 19 ottobre 2007

Campioni di laicità

+ =?

[...] una lotta di liberazione che era al tempo stesso moralmente giusta e razionalmente fondata su un'analisi dei rapporti fra gli uomini condotta con gli strumenti del socialismo scientifico marxista. I miei modelli di vita erano dunque alcune grandi figure di fisici comunisti come Paul Langevin, Frédéric Joliot-Curie o, tra gli italiani, Eugenio Curiel, ammazzato dai fascisti durante la Resistenza, e il comandante partigiano Ettore Pancini. Tutti fisici di notorietà internazionale ed esponenti di spicco del movimento comunista.
Today, physicists suppose that a particle can travel many different paths simultaneously, or travel backwards in time, or randomly pop into and out of existence from nothingness. They enjoy treating the entire universe as a "fluctuation of the vacuum," or as an insignificant member of an infinite ensemble of universes, or even as a hologram. The fabric of this strange universe is a non-entity called "spacetime," which expands, curves, attends yoga classes, and may have twenty-six dimensions.
Il primo pretendeva che si potesse governare una società come si collima un fascio di particelle; il secondo vorrebbe gettare a mare un secolo di ricerca dopo aver letto due romanzi della sua intellettuale preferita.

Non località, entanglement, indistinguibilità delle particelle identiche, comportamento collettivo emergente: tutto materiale che, trasposto agli studî sociali, eccita la piccola Scuola di Francoforte che cova in ognuno di noi, o almeno in quei fisici che, chissà, forse avrebbero voluto fare un altro mestiere, e ancora oggi confondono democrazia con egualitarismo.

Sul lato opposto, Ayn Rand mi affascina, ma l’Oggettivismo come teoria della conoscenza non è capace di comprendere la fisica moderna. Mi spiace, ma dai tempi di Newton abbiamo scoperto altre cose, noi umani.

Di fatto, l’unico regime collettivista che posso tollerare è quello dello sperimentatore sul suo condensato di Bose-Einstein.

giovedì 11 ottobre 2007

La normalità è così poco affascinante

La prosa migliore si fa difendendo l’indifendibile, ad esempio la legge sulla procreazione assistita o l’anoressia o quant’è bello tirare la coca. Al contrario, le cause per le quali val la pena di battersi sono quelle che non generano brillanti editoriali, non consentono a questo o quell’artista di prodursi in fascinosi anticonformismi. Le cause per le quali val la pena di battersi si basano su presupposti semplici ma - per chi volesse approfondire - sulla sobrietà dei dati di laboratorio. La causa per la quale val la pena di battersi non è l’abrogazione di una legge, ma la possibilità di potere discutere finalmente della tanto vituperata materia. Il succo, la sostanza, the beef. Non una volta sento pronunciare espressioni come laicità o Arcivescovo di Canterbury. La signora più anziana non si fa scrupoli, parla di percentuali senza temere di apparire meno elegante di chi altrimenti citerebbe David Hume. L’altra dice «che ci piaccia o no». Che ci piaccia o no!? È l’esatta negazione di concetti come identità o battaglia culturale. Certo che il servizio è confezionato ad arte, ma non ti spiattella in faccia la Rivoluzione Coperincana.

Cfr. Dirgliele.

Addendum
:
Dirgliele ancora (audizione pubblica sugli embrioni ibridi con Stephen Minger e Emily Jackson, Gilberto Corbellini risponde ad Assunta Moresi).

domenica 30 settembre 2007

La fine del mese

Con quanti euri al mese vive un dietrologo? Quattrocento? Meno male che al locale supermercato si trova la carta Scottex® a un euro e sessanta centesimi. Agitandone la rosea confezione sotto gli occhî del vostro amico di sinistra (o di destra sociale) potete dirgli garbatamente «not in my name», qualunque cosa sia sul punto di proporvi.

martedì 11 settembre 2007

Ayn Rand

Se mi chiedete di nominare la più orgogliosa distinzione degli Americani, sceglierei – perché contiene tutte le altre – il fatto che sono stati loro a creare la frase "fare soldi". Nessun altro popolo e nessun'altra nazione aveva mai usato prima quelle parole; gli uomini avevano sempre pensato alla ricchezza come ad una quantità statica – da ereditare, chiedere, rubare, dividere o ottenere come favore. Gli Americani sono stati i primi a capire che la ricchezza deve essere creata. Le parole "fare soldi" contengono l'essenza della moralità umana. Eppure queste furono le parole per le quali gli Americani furono condannati dalla cultura dei continenti dei pescecani. Ora il credo dei pescecani vi ha convinti a considerare le vostre più grandi conquiste come un marchio di infamia, la vostra prosperità come una colpa, gli industriali come delinquenti e le vostre meravigliose fabbriche come il prodotto di un lavoro di schiavi, frustati come quelli delle piramidi d'Egitto. Il farabutto che dice di non vedere alcuna differenza fra il potere del dollaro e quello della frusta, dovrebbe imparare la differenza sulla sua stessa schiena. (da La rivolta di Atlante)
Cfr. Wikiquote.

giovedì 2 agosto 2007

Dishonoris causa

Sono convinto che Fabio Mussi abbia bloccato le lauree ad honorem perché crede nel valore di tale istituto. Ma attorno a me, anche molto vicino, vedo un consenso crasso che sembra metterne in discussione la stessa legittimità, più che il suo abuso. Una laurea ad honorem, quando l’onore c’è, non vale meno di una laurea, chiamiamola così, ortodossa. È un istituto antico che ha la sua profonda ragione d’essere. E la ragione d’essere è che il titolo universitario sarebbe altrimenti un mero atto notarile, nel quale si attesta niente di più e niente di meno che il fatto d’aver seguito dei corsi e superato degli esami, ivi compresa la stesura e la discussione di un elaborato finale. L’esistenza della laurea honoris causa serve a dare lustro a tutte le altre, e quelli che «si sono fatti il culo sui libri» - come se la cosa fosse un merito di per sé - dovrebbero essere i primi a rendersene conto.
Tutta la questione indirettamente mi tocca di persona e non pretendo di essere una voce obiettiva. La questione allargata riguarda tutte quelle persone che lavorano o cercano di lavorare in un ambito per il quale non sarebbero accademicamente titolate. Carlo Azeglio Ciampi, che ha governato la Banca d’Italia con una laurea in Lettere, è un imbroglione? Un usurpatore, un peracottaro, un rubamestiere? E Antonio Fazio? Lui la laurea in Economia ce l’ha e, per contrapposizione, dovremmo chiamarla dishonoris causa, per i motivi che sappiamo ma soprattutto perché è stata conseguita in modo normalissimo, con esami di profitto, tesi e tutto il resto.

sabato 7 luglio 2007

Guga guga

Il thread è di qualche mese fa e ora è troppo tardi per rispondere. Per quanto mi riguarda posso solo dichiarare che, se mi pagano come si deve, sviluppo in Win32::OLE pure per tutta la vita. Poi rilascio sotto GPL, solo per evitare che un mio concorrente ci faccia l’estensione proprietaria. Magari pratico un bel dual licensing à la MySQL, altro che etica! L’etica open per me significa prima di tutto interoperabilità, che è una parola difficile da pronunciare soprattutto per chi pensa che la priorità sia non fare il regalo a Zio Bill piuttosto che condividere le conoscenze con la più vasta comunità possibile. La GPL è solo più business-friendly, da questo punto di vista.

giovedì 7 giugno 2007

Mai più senza: unescape.pl

BUGS

Script places everything in the log file, including linefeeds and
backspaces. This is not what the naive user expects.
from script(1) manual page.
When you use script(1), together with command line editing or command line history, you find the log file full of control characters.

To get a human-readable
typescript, control sequences shouldn’t be just filtered. They have to be interpreted, pretty much as your Linux terminal would do.

A further (and future) development might be based on terminfo(5), instead of handling character sequences directly.

Anyway, here’s an example input:
Script started on Sun Nov  4 14:53:52 2007
gd@gn:~$ dfgsdfgsdfgsdfgsdfgsdfgsdfg
gd@gn:~$ gls
32 dev fri.txt sw typescript typescript.out.txt
Desktop doc missfont.log tmp typescript.out typescript.txt
gd@gn:~$ exit

Script done on Sun Nov 4 14:54:00 2007
and output:
Script started on Sun Nov  4 14:53:52 2007
gd@gn:~$ ls
32 dev fri.txt sw typescript typescript.out.txt
Desktop doc missfont.log tmp typescript.out typescript.txt
gd@gn:~$ exit

Script done on Sun Nov 4 14:54:00 2007

And here's the code (download):
#!/usr/bin/perl -w

# unescape.pl
# Copyright (C) 2007 Guido De Rosa <guido_derosa*libero.it>
#
# Permission is hereby granted, free of charge, to any person obtaining a
# copy of this software and associated documentation files (the "Software"),
# to deal in the Software without restriction, including without limitation
# the rights to use, copy, modify, merge, publish, distribute, sublicense,
# and/or sell copies of the Software, and to permit persons to whom the
# Software is furnished to do so, subject to the following conditions:
#
# The above copyright notice and this permission notice shall be included
# in all copies or substantial portions of the Software.
#
# THE SOFTWARE IS PROVIDED "AS IS", WITHOUT WARRANTY OF ANY KIND, EXPRESS OR
# IMPLIED, INCLUDING BUT NOT LIMITED TO THE WARRANTIES OF MERCHANTABILITY,
# FITNESS FOR A PARTICULAR PURPOSE AND NONINFRINGEMENT. IN NO EVENT SHALL
# THE AUTHORS OR COPYRIGHT HOLDERS BE LIABLE FOR ANY CLAIM, DAMAGES OR OTHER
# LIABILITY, WHETHER IN AN ACTION OF CONTRACT, TORT OR OTHERWISE, ARISING
# FROM, OUT OF OR IN CONNECTION WITH THE SOFTWARE OR THE USE OR OTHER
# DEALINGS IN THE SOFTWARE.

# See script(1), @BUGS
# This program aims to properly handle escape character and sequences
# giving something more human-readable than typescript logs ..
# Usage: unescape.pl < typescript > typescript.out

use strict;

my $DEBUG = 0;

my $VERSION = "0.01";
print STDERR "$0 ver $VERSION\n";

my ($inline, $outline);
my $inlen;
my ($inptr,$outptr);
my (@inchars,@outchars);

sub debug();

while(<STDIN>) {
chomp;

$inline = $_;
$inlen=length($inline);
@inchars = split(//,$inline);
@outchars = ();

$outptr=0;
for ($inptr=0;$inptr<$inlen;$inptr++) {
if ($inchars[$inptr] eq "\r") { # carriage return:->beginning of line
$outptr = 0;
} elsif ($inchars[$inptr] eq "\b") { # backspace (with no deletion)
$outptr--;
$outptr = 0 if ($outptr < 0);
} elsif ($inchars[$inptr] eq "\e") { # escape character (^[)
$inptr++;
if ($inchars[$inptr] eq "[") {
$inptr++;
if ($inchars[$inptr] eq "C") { # ^[[C right
$outptr++ ;
} elsif ($inchars[$inptr] eq "1") {
$inptr++;
if ($inchars[$inptr] eq "P") { # ^[1P delete
splice @outchars, $outptr, 1;
debug();
} elsif ($inchars[$inptr] eq "@") { # ^[1@ insert
$inptr++;
splice @outchars, $outptr, 0, $inchars[$inptr] ;
$outptr++;
debug();

}
} elsif ($inchars[$inptr] eq "K") { # ^[K delete
splice @outchars, $outptr, 1;
debug();
}
}
} else {
$outchars[$outptr] = $inchars[$inptr];
debug();
$outptr++;
debug();
}
}

$outline = join "",@outchars;

# finally, remove any remaining non-printable and non space character
$outline =~ s/[^[:print:]\s]//g;

print "$outline\n";
}

sub debug() {
return unless ($DEBUG);
print STDERR @outchars, " inptr=$inptr outptr=$outptr\n"; #DEBUG
}

giovedì 31 maggio 2007

Se non me sono andato è solo per dispetto

Marco, Daniele, Malvino (v. anche) e soprattutto JimMomo. L’ultimo intervento nel forum è di Luigi Castaldi che, come argomento a sfavore, cita Giuliano Ferrara:

"Io sto con Pannella, perinde ac cadaver. Perché Capezzone è troppo laicista per i miei gusti. Perché tra cinque anni vorrebbe mandarmi in pensione e prendere il mio posto. Perché Pannella mi è maestro nell’amministrazione di un culto. Perché è Marco"
Il Foglio, 31.5.2007 (in risposta ad una lettera di Massimo Teodori)
Sempre più, liberale e radicale diventano cose diverse: può accadere di avere in comune delle proposte politiche ma l’afflato filosofico è tutt’altro. Già all’ultimo Congresso il segretario uscente snocciolava pragmatismo e centralità dell’individuo più che religiosità laica, come se quel partito avesse ancora qualcosa a che fare con lui.

Desidero anche dire subito qualcosa (ci tengo) rispetto alla radizionale accusa che ci viene mossa di “laicismo” e di “relativismo” (tra parentesi: se “relativismo” non piace a qualcuno, è forse gradito e auspicabile il suo opposto, cioè l’”assolutismo”?).

Un intellettuale originale e coraggioso come Alain Finkielkraut non smette di ricordarci che una società libera non è un “accumulo di diritti” (diritto a questo, diritto a quello...). Già la Costituzione italiana è negativamente gravata da questa impostazione, sul piano economico-sociale (diritto alla casa, diritto al lavoro, ecc: tanto più solennemente proclamati, quanto più difficilmente realizzati, peraltro): e non sarebbe un buon affare per nessuno trasferire questo “metodo” anche in altri ambiti.

E infatti, per noi radicali l’impostazione è opposta. Noi non chiediamo necessariamente una norma in più, ma -più spesso- una norma in meno. Non chiediamo un diritto in più, ma una facoltà in più. Non chiediamo un intervento in più dello Stato, ma un intervento in meno. Il secolo appena trascorso è stato caratterizzato dall’impronunciabilità della parola “individuo”: ed era sempre un’entità collettiva (la Famiglia, il Sindacato, il Partito, la Chiesa, lo Stato: tutti minacciosamente maiuscoli) a dire l’ultima parola. Ora, è venuto il momento di immaginare un nuovo spartiacque politico rispetto alle tradizionali categorie della “destra” e della “sinistra” (per tanti versi, attrezzi ormai inadeguati): e la distinzione è tra chi (in economia come sul fronte delle scelte personali) vuole allargare e chi -invece- vuole restringere la sfera della decisione individuale e privata rispetto alla sfera delle decisioni pubbliche e collettive.
Daniele Capezzone, relazione al V Congresso di Radicali Italiani

Cfr. Ci siamo quasi, Marco.

venerdì 25 maggio 2007

Vittime di noi stessi e di una mentalità deleteria

Nessuno con cui competere, nessun cliente da soddisfare, nessun capo cui fare buona impressione per ottenere una promozione. Al massimo puoi dare una soddisfazione ai tuoi genitori, ma dopo i diciotto anni dovrebbero essere altri i tuoi referenti, altri i soggetti cui rendere conto. Questa è stata l’esperienza universitaria mia e sicuramente di altre persone. Per l’Università il rendimento degli studenti non fa alcuna differenza mentre per un’azienda, così come per un ente privato senza scopo di lucro, la performance delle persone dovrebbe essere cruciale (se non si vive quasi del tutto di aiuti pubblici).

So cosa vuol dire non superare - e in qualche caso neanche sostenere - esami per due o più anni consecutivi. So cosa vuol dire iniziare a seguire un corso, abbandonarlo dopo poche lezioni, rifarsi vivo ogni tanto. Sono iscritto da troppi anni ad una delle più antiche e prestigiose università pubbliche d’Italia, la quale non si è mai fatta viva se non per chiedere le tasse, malgrado disponesse di dati oggettivi per comprendere che uno studente così e una carriera universitaria del genere non sono utili a nessuno. Non una comunicazione ho ricevuto in cui l’università preannunciasse la possibilità seria di prendere dei provvedimenti nei miei confronti. Non una volta in tanti anni sono stato convocato a rendere conto di quel che stavo facendo. Dispongono - c’è da scommettere anche su questo - di un software che sarebbe capace di stampare un bollettino con la causale: iscrizione al centoventinovesimo anno fuori corso. Perché, sì, gli anni di iscrizione sono scritti in lettere. Siamo una civiltà umanista e benevola e gli standard di qualità sono una cosa troppo disumana per la nostra cultura.

Da adulti si dovrebbe capire che «competere» non è una parolaccia. Da bambino ero il primo della classe, e me ne vergognavo. Mi fu offerta la possibilità di saltare degli anni scolastici, perché secondo una certa corrente di pensiero le eccellenze vanno premiate e i bambini particolarmente precoci meritano un percorso educativo dedicato. Prevalse però la scuola opposta, secondo la quale essere migliori degli altri è poco etico e psicologicamente dannoso. Meglio diventare pigri e demotivati che correre il rischio di diventare arroganti e perfezionisti. Al liceo partecipai con riluttanza alle Olimpiadi di Matematica ma malgrado il mio impegno non riuscii a non essere il primo di tutta la scuola. Riuscii però a non essere fra i primi della Regione, scampando così al pericolo di mettermi in luce passando ad una selezione successiva. Mi diplomai col massimo dei voti ma rifiutai di andare a ritirare una targa premio che, a livello locale, veniva destinata agli studenti migliori, forse perché mi reputavo un ragazzo troppo sensibile per questo genere di cose, e ancora non capivo che il mio intento di non essere più il primo della classe si sarebbe realizzato fin troppo bene negli anni a venire.

mercoledì 16 maggio 2007

Semplicemente, si estende


La legge sul divorzio - e la sua difesa, con la vittoria dei No al referendum di trent’anni fa - è stata il frutto di una intensa, appassionata ma ragionevolissima lotta politica e meriterebbe di essere ricordata per la sua importanza in sé. Invece lo scopo principale della giornata dell’orgoglio laico pare sia stato contrapporsi al Family Day. E lo scopo del Family Day sembra essere stato quello di contrapporsi alla legge sui Di.co. Dunque, anziché ricordare una importante vittoria civile, si è preferito essere gli oppositori degli oppositori di qualcosa di insignificante.

Non ho nulla contro Andrea Rivera, ma non so chi sia, né cosa faccia nella vita. So benissimo invece chi sia stato e cosa abbia fatto Paolo Pietrosanti, ma egli è molto meno famoso malgrado questo suo podcast di un anno fa sia attualissimo in questi giorni. Già, che fine ha fatto Paolo Pietrosanti? Se cominciassi, o ricominciassi, a fare politica, partirei dalla sua “ricerca”. E tanto aveva inquadrato bene il problema che, riascoltandolo, non mi pare che sia passato un anno ma appena un secondo. Oggi è divertente vedere Roberto Castelli che dà lezioni di politica a Enrico Boselli e a Barbara Pollastrini. Le coppie eterosessuali, dopo tutto, possono ricorrere al matrimonio civile, mentre solo alle coppie di persone dello stesso sesso è negato tassativamente il sistema di diritti e di doveri che definisce questo negozio giuridico. Non con un matrimonio di second’ordine si risponde ad una discriminazione ma, semplicemente, emendando il Codice Civile ed estendendo alle coppie omosessuali quei diritti e quei doveri che finora sono stati una prerogativa delle persone di sesso diverso. Non che Castelli abbia proposto il matrimonio gay, intendiamoci, ed è probabile che le sue osservazioni fossero del tutto strumentali al gioco delle parti politiche. Ma è molto interessante che un ex ministro leghista si avvicini alle tesi di uno storico militante radicale assai più che il segretario di quella che doveva essere la parte più consistente dell’ircocervo radical socialista.

Non capisco perché i radicali si ostinino a bussare alla porta dei socialisti, quasi col cappello in mano, anziché essere fieri di essere il partito di Paolo Pietrosanti. Non capisco perché i socialisti si ostinino a bussare alla porta dell’ex PCI, sempre col cappello in mano, anziché essere fieri di essere stati per settant’anni la parte della sinistra cui la storia ha dato ragione - e non c’è bisogno di scomodare l’Unione Sovietica: basta ricordare la differenza fra chi espulse Pier Paolo Pasolini per omosessualità e chi, invece, portò in Parlamento Loris Fortuna. Rosa nel Pugno? Partito Democratico? Non sarebbe più chiara, semplice, e in un certo senso onesta per tutti una politica in cui si fronteggino, semplicemente, un Partito Socialista, un Partito Conservatore e, al più, un Partito Liberale? In cui il “partito dei laici”, semplicemente, non esiste perché la laicità è un minimo comune denominatore di tutta la democrazia? In cui “cattolica” è, semplicemente, una confessione? In cui “comunista”, così come “fascista”, son tutti termini che appartengono alla storia del secolo scorso?

Esiste una via concreta e sperimentata per arrivare a tutto questo, si chiama sistema maggioritario, quello che sto descrivendo è a grandi linee il sistema politico britannico - e in forme più o meno annacquate il quadro dei partiti politici nella maggior parte dell’Europa occidentale. In Italia qualcosa si stava muovendo, poi è arrivata la Restaurazione. E non capisco perché, non dico Daniele Capezzone o Michele Ainis, ma Mario Segni in persona bussi oggi alla porta di Giovanni Guzzetta, non saprei dire se col cappello in mano o meno, per essere il numero due del comitato per un referendum che non vale neanche la metà di quello che lui e non so quanti milioni di altri italiani hanno già vinto nel 1993. Nel secolo scorso, appunto. Se saranno raccolte le firme necessarie, qualunque sarà l’esito, si legittimerà col voto popolare il sistema proporzionale; facendo sembrare che, per volontà degli elettori e nella migliore delle ipotesi, questo sistema al massimo necessita un ritocchino. L’unica proposta appena significativa è l’impossibilità di candidarsi in più di un collegio. Non basta di certo, ma anche qui l’idea più interessante è proprio la più semplice e la più secca.

domenica 13 maggio 2007

Scienza e Tecnica come fossero Boldi e De Sica; i comici si sono separati ma Gianni Vattimo e Susanna Tamaro restano una coppia di fatto


Tecnica e tecnologia derivano da un termine greco che significa arte. Dunque l’idea di porre scienza e tecnica dal lato di una surreale barricata, da contrapporre alla creatività artistica sul lato opposto, è solo una colossale sciocchezza romantica. Non per niente, e se non ricordiamo male, quella dei romantici era l’epoca dei grandi progressi della scienza deterministica, che fecero dire a Laplace che se disponessimo di dati a sufficienza potremmo prevedere con la matematica il destino del mondo.

La feroce sicumera del meccanicismo, il telaio a vapore e lo sfruttamento delle classi lavoratrici: cosa si può immaginare di più odioso? La maggior parte dei miei colleghi e docenti ancora si sente in colpa e oggi si mobilita contro gli organismi geneticamente modificati più che contro l’atomica di Teheran. I più colti vedono in Ludwig Boltzmann un martire storico (mentre i più ignoranti si ostinano a considerare Albert Einstein un personaggio rivoluzionario dimenticando che è stato in assoluto il più ottocentesco fra gli scienziati del ventesimo secolo: un genio assoluto che ha intuito il significato fisico della matematica di trenta, quaranta o cinquant’anni prima. Ma i grandi fisici teorici sono anche quelli che la matematica la anticipano. Come Newton. O Dirac).

I greci, che certo conosciamo in modo superficiale, sapevano almeno dare un nome alle cose anziché usare il linguaggio per gettare fumo negli occhî. Per estensione, sappiamo che nell’antichità si studiava retorica con insegnamenti dedicati, e non era affatto un insulto. Ogni volta che vogliamo classificare qualcosa in modo onesto è una buona idea ricordarsi del suo significato originario. I greci, se mai, distinguevano bene fra επιστήμη e τέχνη anziché parlare in continuazione di scienza e tecnica come se fossero una cosa sola.

Per inciso, il software proprietario e le specifiche hardware trattate come segreti industriali hanno spinto alcuni tecnici (nel senso di arte, artigianato e tecnologia dell’informazione: parlo degli sviluppatori di driver e sistemi open source) a improvvisarsi scienziati e filosofi naturali. Si chiama reverse engineering, attività utilissima e spesso indispensabile ma che in questo caso accresce la nostra confusione: vale a dire che far funzionare certi modem interni con Linux è un po’ come svelare il segreto dell’origine della vita o stanare sperimentalmente il bosone di Higgs.

sabato 24 marzo 2007

Is living at home with your parents until you’re in your 30s, if not later, a normal italian thing?

L’articolo è vecchio di quasi tre anni e poteva interessare gli appassionati di software open source. I commenti però possono interessare tutti gli altri.

Aggiornamento. Leggiamo su Style, l’inserto del Corriere della Sera, che Andrea Arcangeli si è trasferito nella sua nuova casa, come usa dire, ipertecnologica. Però a pranzo va sempre a mangiare dalla mamma.

venerdì 23 marzo 2007

Tutta roba che funziona con Linux

Qui RMS ha poco da incazzarsi. La questione è soprattutto a livello del kernel. Quanto alle interfacce FireWire, il driver è in parte userspace e fa parte del progetto JACK.

Ecco una serie di acquisti futuri o futuribili, dal possibile all’utopico. In sintesi: M-Audio per l’USB e Terratec per il FireWire. 1, 2, 3, 4, 5. Il penultimo link non richiede drivers. L’ultimo vale nel caso decidessi di cambiare strumento - forse è quello della mia vita precedente, prima della reincarnazione. Da notare come i chitarristi siano spesso considerati una specie un po’ tamarra.

domenica 21 gennaio 2007

Quartiere cerniera fra la città e la Bagnoli futura (scrivevano i Ds presentando un loro convegno)

La banda della Madonna dell'Arco è composta di soli sei elementi: due sassofoni, un trombone, grancassa, tamburo rullante e piatti. Ha un incredibile senso del ritmo, Cavalleggeri sembra New Orleans, e così ognuno può coltivare opprtunamente la sua forma di cripto-paganesimo.