martedì 30 ottobre 2007

L’intellettuale organico



Gerardo Ragone: «Ricerca scientifica e potere politico: una questione anzitutto ideologica». Fonte: RadioRadicale.it, licenza Creative Commons Attribution 2.5 Italy.

Intervento memorabile, ai cui argomenti si potrebbe dedicare una vita.

lunedì 22 ottobre 2007

Hai 6.022·1023 amici su MySpace

Man is least himself when he talks in his own person. Give him a mask, and he will tell you the truth.

Si produce della pessima letteratura quando chi scrive fa una vita noiosa. Autoreferenzialità e narcisismo intellettuale. Feticismo della pagina web.

Molti riescono a trovare un alter ego digitale: un nickname, un avatar, per non dire una second life; un dominio di terzo o di secondo livello nel quale riconoscersi. Va bene qualsiasi cosa: un personaggio letterario o un riferimento alla cultura pop. Un modo per dire: sono un nerd e me ne vanto. Oppure: sono un animale politico e voglio dare un’anima libertaria al mio schieramento. Altri faticano per anni, invano, e concludono che non c’è niente di meglio che nome, cognome e la propria faccia. Non fa alcuna differenza. “Virtuale” non vuol dire proprio un bel niente: molti anni fa Ken Thompson provava a dirci che violare il sistema di qualcun altro è come irrompere in casa sua. Che la porta sia aperta non ti esime dal suonare il campanello.

Se la tua vita pubblica è insoddisfacente, hai la possibilità di indossare una maschera per dire wildeianamente la verità: poi questa verità la guardi, e ti rendi conto che se quella vita pubblica è insoddisfacente un motivo c’è.

sabato 20 ottobre 2007

Quello/che/vuoi

[...] semo frisoftueriani co ducosicosiiiiiiiiiii
M. Perduca

We even developed a chess game, GNU Chess, because a complete system needs good games too.
R. Stallman

[...] devo finire questa GNU/webapp con GNU/Zope [...]
Ah, il tutto free as myself this morning in my GNU/loo with my GNU/Guerin Sportivo.
N. Wieland

Il sistema X11/Xorg/XFree86 si può considerare parte del sistema operativo? Quello dal quale sto scrivendo andrebbe chiamato GNU/Linux/X11, con buona pace della Free Software Foundation?

Dove finisce il sistema operativo e dove cominciano le applicazioni? Per quale motivo - poniamo, in un sistema desktop - GNU Chess è sistema operativo e le Xlibs no?

Neanche nella galassia BSD (che da sempre distingue in modo formale “base system” e packages/ports) c'è un’idea unica di dove l’X Server debba stare. Unix, per tradizione, è un sistema a carattere: vuol dire che installarlo su portatili e workstation sarà sempre una forzatura? Io mi rifiuto di crederlo, come se ne rifiuta la Apple da diversi anni.

Ecco, magari Steve Jobs potrebbe favorire una versione GNU/Linux/X11 di iTunes, usabile anche dagli utenti *BSD via compatibilità binaria. Volevo scaricare legalmente due mp3 di Claudia Acuña, ma non posso. Amazon ci prova ma, a dispetto della globalizzazione, vende file audio solo ai clienti americani.

Ai fieri difensori del full copyright staranno fischiando le orecchie in questo momento.

Ah, il bassista del video è Avishai Cohen, il che dimostra che tutto torna.

Bookmarks

Questa è fra le più belle foto mai scattate ad una bandiera. Graficamente ed emotivamente perfetta. Tutta la galleria è qui. Le vacanze un po’ speciali di una diciottenne canadese. È innegabile che la blogosfera cosiddetta di destra disponga generalmente delle menti più vivaci; in tutto il mondo, in tutte le età e qualunque opinione si abbia di loro. La causa ebraica doveva appartenere alla storia culturale della sinistra, per dire la verità, ma c’è sempre qualcuno che appare più vittima degli altri. Qui il dibattito tra Fiamma Nirenstein e Gianni Vattimo e qui il link diretto al video.

Cfr. Shalom.

venerdì 19 ottobre 2007

Campioni di laicità

+ =?

[...] una lotta di liberazione che era al tempo stesso moralmente giusta e razionalmente fondata su un'analisi dei rapporti fra gli uomini condotta con gli strumenti del socialismo scientifico marxista. I miei modelli di vita erano dunque alcune grandi figure di fisici comunisti come Paul Langevin, Frédéric Joliot-Curie o, tra gli italiani, Eugenio Curiel, ammazzato dai fascisti durante la Resistenza, e il comandante partigiano Ettore Pancini. Tutti fisici di notorietà internazionale ed esponenti di spicco del movimento comunista.
Today, physicists suppose that a particle can travel many different paths simultaneously, or travel backwards in time, or randomly pop into and out of existence from nothingness. They enjoy treating the entire universe as a "fluctuation of the vacuum," or as an insignificant member of an infinite ensemble of universes, or even as a hologram. The fabric of this strange universe is a non-entity called "spacetime," which expands, curves, attends yoga classes, and may have twenty-six dimensions.
Il primo pretendeva che si potesse governare una società come si collima un fascio di particelle; il secondo vorrebbe gettare a mare un secolo di ricerca dopo aver letto due romanzi della sua intellettuale preferita.

Non località, entanglement, indistinguibilità delle particelle identiche, comportamento collettivo emergente: tutto materiale che, trasposto agli studî sociali, eccita la piccola Scuola di Francoforte che cova in ognuno di noi, o almeno in quei fisici che, chissà, forse avrebbero voluto fare un altro mestiere, e ancora oggi confondono democrazia con egualitarismo.

Sul lato opposto, Ayn Rand mi affascina, ma l’Oggettivismo come teoria della conoscenza non è capace di comprendere la fisica moderna. Mi spiace, ma dai tempi di Newton abbiamo scoperto altre cose, noi umani.

Di fatto, l’unico regime collettivista che posso tollerare è quello dello sperimentatore sul suo condensato di Bose-Einstein.

giovedì 11 ottobre 2007

La normalità è così poco affascinante

La prosa migliore si fa difendendo l’indifendibile, ad esempio la legge sulla procreazione assistita o l’anoressia o quant’è bello tirare la coca. Al contrario, le cause per le quali val la pena di battersi sono quelle che non generano brillanti editoriali, non consentono a questo o quell’artista di prodursi in fascinosi anticonformismi. Le cause per le quali val la pena di battersi si basano su presupposti semplici ma - per chi volesse approfondire - sulla sobrietà dei dati di laboratorio. La causa per la quale val la pena di battersi non è l’abrogazione di una legge, ma la possibilità di potere discutere finalmente della tanto vituperata materia. Il succo, la sostanza, the beef. Non una volta sento pronunciare espressioni come laicità o Arcivescovo di Canterbury. La signora più anziana non si fa scrupoli, parla di percentuali senza temere di apparire meno elegante di chi altrimenti citerebbe David Hume. L’altra dice «che ci piaccia o no». Che ci piaccia o no!? È l’esatta negazione di concetti come identità o battaglia culturale. Certo che il servizio è confezionato ad arte, ma non ti spiattella in faccia la Rivoluzione Coperincana.

Cfr. Dirgliele.

Addendum
:
Dirgliele ancora (audizione pubblica sugli embrioni ibridi con Stephen Minger e Emily Jackson, Gilberto Corbellini risponde ad Assunta Moresi).