martedì 11 dicembre 2007

Under (de)construction

(In questo post meditavo sulla possibilità di chiudere questo spazio o almeno di ibernarlo per qualche tempo. Grazie a chi legge, a presto).

Elogio del presepe

Fuori è Natale e la cosa non mi tange. Vorrei proporre ai credenti, quelli veri, quelli che praticano e testimoniano la propria fede, un’alleanza trasversale per riportare questa festa al suo significato originario. Essi potrebbero ritrovare un patrimonio perduto e schiacciato ogni anno dal piattume commerciale e comunicativo; e a noi altri potrebbe finalmente venire risparmiata un’usanza noiosissima fatta perlopiù di palle lampeggianti, acquisti inutili e qualche delizia gastronomica.

L’indicatore di conformismo

Sul serio, è possibile abbozzare un algoritmo? Su quali parametri dovrebbe basarsi? Io comincerei dalla frequenza con cui si usa il verbo “propinare”. Non conosco altri usi che le tirate moralistiche contro la televisione.

domenica 9 dicembre 2007

Fleck si salva

Anzi, direi che è geniale (vergognandomi un po’ perché è uscito da almeno un anno e lo scopro solo ora). Manca solo un’importante caratteristica. L’evidenziatore.

Per tutto il resto, cliccate sulla palla.


Rifugio o evasione

Ho sempre sostenuto che non esista alcuna differenza fra l’uomo e il blogger. Le persone eccessivamente riservate nella vita fisica non diventeranno improvvisamente più espansive grazie a un social network. Perlomeno, chi scrive è incapace di creare una seconda personalità. Come non pensare alla famosa t-shirt con la scritta “You looked better on MySpace”?

Un link via l’altro avverto come una pressione psicologica a condividere l’impossibile. Penso che diventerò un assiduo frequentatore di Twitter solo quando sarò famoso come Walter Veltroni. È quello il caso in cui un blog può diventare ingovernabile mentre per gli approfondimenti gli strumenti tradizionali si possono sempre usare. Già soffro di web-addiction in stato avanzato ma almeno somiglia alla mania di chi legge tanti libri. Non vorrei trasformarmi in uno di quei personaggi improbabili che mandano in continuazione manoscritti alle case editrici. Si può vivere felici con due post al mese. Una prima stesura di getto e poi un lavoro di cesoia. Non vorrei che la mia vita in rete somigliasse a quelle conversazioni telefoniche in cui mia madre mi chiede se ho pranzato, cosa ho mangiato e com’è il tempo da me. Non voglio vivere la rete come se fosse un paesino, per quanto belli possano essere i laghi, le colline o i piccoli borghi nella vita reale. In rete voglio la metropoli cosmopolita in cui puoi perderti tra la folla ed essere freak quanto ti pare, ma puoi scegliere le persone che ti piacciono. In rete non voglio appartenere a un bel niente.

sabato 8 dicembre 2007

La rete è diventata social

 (captcha ottico recante la scritta: jwikulfy) Stavo pensando ad un possibile uso innovativo dei captcha ottici.

Ad esempio per generare in modo automatico il logo del prossimo inutile servizio web 2.0. Basta attaccarci “.com”, e qualche slogan di sicura presa.

Cfr. 1, 2, 3, 4.