lunedì 13 ottobre 2008

Troppa pigrizia per cercare tutti i link

Il 2008 sarà ricordato come l’anno in cui la fisica italiana fece parlare di sé.

Il Papa alla Sapienza, Cini, Maiani, la Carlucci e il mancato Nobel a Nicola Cabibbo.

Oscure trame dell’innominabile AZ, secondo i non credenti.

Cabibbo escluso perché cattolico, secondo la Conferenza Episcopale.

Tutto e il contrario di tutto.

Peraltro, che mai vorrà dire “fisica italiana”? Sul serio.

Bello questo post, meno bella l’apertura del post che lo precede. Fino a che punto può spingersi l’ossessione per la politica? I Nobel fanno piacere a seconda del partito che c’è al governo? E qual’è la politica ideale della ricerca? Denaro pubblico a pioggia? La ricerca dev’essere uno sport per squadre nazionali? La competizione interna va abolita (e con essa ogni incentivo a migliorarsi) allo scopo di aiutare il compaesano?

Non mi sembra che gli Stati Uniti abbiano mai fatto lobbying come nazione. Per centro di ricerca, semmai, ma i più esperti mi illumineranno.

Si deve a Gabriella Carlucci il concetto di fisica delle particelle romana. La sua opinione sulla scienza è interessante quanto le opinioni politiche dei fisici, grossomodo.

La Gelmini taglia, ma nessuno riflette sulla totale assenza di fondi privati o sull’inerzia degli imprenditori. Una tesi in collaborazione con un’azienda, guadagno di immagine, prestigio, magari un brevetto; ma anche un pesante assegno a favore del proprio Dipartimento: tutto ciò deve proprio fare schifo ai più.

Che c’entra tutto questo con Cabibbo? Niente, caro Matteo, a tutti e due piace divagare.

Bentornato dalle vacanze

Caro signor livefast, la criticai duramente al tempo di «Sviluppina Goes Social» ma vedo con piacere che è appena tornato alla forma di sempre.

Piede in più scarpe e disincanto, questo abbiamo in comune di essenziale e direi poco altro. Mi stia bene, e non me ne voglia se la colloco dove la colloco.

lunedì 8 settembre 2008

Ripristinare Windows (nel caso, XP Home SP2) su laptop HP NX7300 con un CD «liscio» e mantenendo la licenza

Succede che hai brasato la partizione di ripristino (tanto usi Linux!), e succede che il DVD di ripristino che hai creato con l’utilità di backup fornita da HP si sia... danneggiato irreversibilmente!

Epperò Windows ti serve, se non altro per testare la compatibilità di ciò che sviluppi.

Il Product Key di Windows è stampato sul fondo del notebook (un’etichetta in corrispondenza dell’hard disk, nel mio caso). Usatelo, anche se installate da un cd «vanilla» (che ha un diverso Product Key), e la vostra copia rimarrà «autentica».

Prima però dovete procurarvi tutti i driver qui. Se il link non funziona cercate nel sito HP il vostro modello e il vostro sistema operativo, poi scegliete qualcosa come «download di driver e software». Ricordatevi di scegliere come lingua «Inglese (internazionale)», altrimenti rischiate di perdervi il driver ethernet (proprio così). Salvate tutti i driver in un cd o in una penna USB.

Ricordate inoltre che il Service Pack 2 (sia di XP Home che Pro) è necessario per installare qualsiasi driver.

Prima di installare Windows, disabilitate nel BIOS «SATA Native Mode»: potrete riabilitarlo dopo aver installato, appunto, il driver SATA, che guardacaso è il più rognoso ma dovrebbe darvi qualche miglioramento in termini di prestazioni e di risparmio energetico.

Il driver SATA non è obbligatorio: potete vivere tranquillamente col SATA Native Mode disabilitato nel BIOS, ma se aspirate alla perfezione, poseguite nella lettura.

~

Il problema è che il suo eseguibile di installazione (sp32478.exe), una volta lanciato, vi chiederà di inserire... UN FLOPPY! ma voi non ce l’ avete né avete alcuna intenzione di comprare un lettore floppy esterno solo per questo! E allora? Allora il succitato eseguibile (sp32478.exe) in realtà è un archivio, tranquillamente estraibile con programmi come WinRAR o 7-Zip.

Estraendo, otterrete un nuovo file: F6flpy32.exe. È ancora un archivio, ripetete l’operazione e otterrete il file temp.IMA: è un’immagine di floppy, in un certo senso è un altro archivio ancora! Per estrarne il contenuto in una directory (che, per esemplificare, chiameremo C:\sata_driver\) vi occorrerà una utility come MagicISO.

Non sono sicuro che servano, ma non vi farà male cercare sul sito HP e installare «Intel Chipset Installation Utility for ICH7» (sp32781) e «Intel Matrix Storage Manager» (sp32492).

E ora installiamo questo maledetto driver!

Start → Comupter → tasto destro → Proprietà → Hardware → Gestione Periferiche → «Controller IDE ATA/ATAPI» → «Intel 82801 GBM/GHM (ICH7-M Family) Serial ATA Storage Controller» (o qualcosa di simile) → Aggiorna driver → «No, non ora» → «Installa da un elenco...» → «Non effettuare la ricerca...» → Disco driver... → «C:\sata_driver» (o altro percorso dei file del driver estratti) → «Intel(R) 82801GBM SATA AHCI Controller» → rispondere «» all’avviso e completare l’installazione.

Al prossimo riavvio dovrete riabilitare SATA Native Mode nel BIOS o il vostro sistema non sarà utilizzabile.

Cfr.:

sabato 6 settembre 2008

Notizie

È bello che, col finire dell’estate, riprenda la vita nelle città. Il 10 settembre si darà il via al primo fascio nel grande collisore del CERN; e tuttavia questo articolo su Backreaction, col suo bel link al sito dell’MIT, mi entusiasma anche di più. Chissà se sarò dei vostri, un giorno oppure mai! È quasi sempre una questione di soldi, almeno lo è in larga parte. Si tratti delle sorti della ricerca nazionale o, più prosaicamente, delle tasche di chi scrive.

martedì 12 agosto 2008

Come eseguire un concerto usando un prosciutto al posto del violino

Vista è il sistema meno adatto del mondo a tirar su un server, ma mi hanno chiesto di rendere accessibili da remoto alcune risorse condivise, e OpenVPN mi è sembrata la scelta più robusta. In figura, un particolare del desktop di un client XP, con le icone abbastanza autoesplicative.

Si è dovuto:

  1. “aprire” il firewall, in maniera avanzata (via Strumenti di amministrazione), in particolare nel profilo pubblico, visto che ogni nuova rete tirata su è “pubblica” di default; per la precisione, si è dovuto introdurre regole di tipo “Consenti” per openvpn.exe e per gli indirizzi IP di interfaccia virtuale
  2. disabilitare il “controllo utente” (via Pannello di Controllo→Utenti) per avere privilegi amministrativi in modo non interattivo
  3. creare le chiavi e i certificati in una macchina XP (o Linux...) perché la versione di OpenSSL inclusa (e forse non solo quella...) non è compatibile con Vista
E qualche altra cosa che nemmeno mi ricordo, in aggiunta a quanto scritto nell’HOWTO.

Forse del punto 2 si può fare a meno se si avvia OpenVPN come servizio, ma non ne sono sicuro.

In conclusione, il famoso video della Apple non poteva essere più appropriato.

venerdì 4 luglio 2008

But will you ever be able to see farther than others standing on the shoulders of a database?

In questa domanda è concentrato tutto il mio dilemma. Penso ai “fittacci” di Elio Fabri. Argomento sempre attuale, dunque. Lo sperimentale che è in me, nel senso peggiore del termine, è emerso tutto al di fuori dell’università. Chris “Coda Lunga” Anderson, non lo sapevo, ha una formazione da fisico. È uno di quei nomi che riempiono la bocca ed i pensieri di quei tipici blogger che parlano quasi sempre e quasi solo della blogosfera stessa. Uno scienziato fallito di successo. Anch’io nel mio piccolo stavo soppesando un Master di I livello in divulgazione scientifica. Il Mister silurato si ritira e fa una fine tipo Agroppi.

giovedì 29 maggio 2008

Dio benedica il vuoto legislativo

No doubt it's hard for Senators to accept that progress can happen without them, but if they'd really like to see stem cells do wonders, they should leave the funding to the private sector, and the research decisions to the researchers. Let the labs get on with their work: discovering the cures for what ails us.

Il tecnocrate si chiedeva in un commento come porsi nei confronti di TocqueVille.

Io non sono aggregato a niente, non faccio testo. TocqueVille, se le mie conoscenze della storia blogghereccia sono esatte, nasce come aggegatore liberale, se non libertarian. Oggi è l’aggregatore ufficiale del centrodestra. In homepage, in alto sulla destra campeggia il bannerone della TV della Brambilla. Poco più in basso, il feed da ilfoglio.it.

Il link al Cato Institute è parecchî, ma parecchî pixel più in basso. Così sono ritornato da quelle parti, per curiosità ho scritto “embryonic” nel motore di ricerca interno ed ho scoperto un articolo di circa un anno fa, che meritava la citazione con cui ho aperto il post.

lunedì 19 maggio 2008

Ritardare un servizio

#! /bin/sh

DELAY=30

. /lib/lsb/init-functions


case "$1" in
start)
log_begin_msg "Starting aiccu (deferred in the background)..."
( (sleep $DELAY && /etc/init.d/aiccu.real start) 2>&1 | logger ) &
log_end_msg $?
;;
*)
/etc/init.d/aiccu.real $1
;;
esac

exit 0

Nell’esempio il servizio è AICCU, il noto client per ottenere una connessione IPv6 tramite il progetto SixXS. L’esempio fa riferimento a Ubuntu, ma provate pure ad adattarlo alla vostra distribuzione o al vostro sistema Unix preferito, se riscontrate un problema simile al mio.

Qual è il problema? Che se si ottiene la connessione IPv4 tramite NetworkManager e consimili, questa non è ancora pronta quando viene avviato il servizio. Ho provato a modificare l’ordine dei servizî in /etc/rc*.d/ ma non c’è stato niente da fare:

root@localhost:~# reboot
...
...
Starting SixXS Automatic IPv6 Connectivity Client Utility (aiccu)... failed!

Così anche oggi ho dovuto compiere il mio accrocchio quotidiano:

root@localhost:~# cd /etc/init.d
root@localhost:~# mv aiccu aiccu.real

e al posto di /etc/init.d/aiccu ho messo lo script di sopra. Non elegantissima come soluzione ma almeno funziona.

venerdì 16 maggio 2008

Il 16 maggio siamo tutti più buoni


Caro signor livefast, da quando ha preso la sciagurata decisione di far scrivere alcuni post ad altri, il suo blog è diventato una specie di salotto buono dell’acume ostentato e persino del finale a effetto (rilegga i suoi guest bloggers, se osa negarlo: non importa che alcuni di loro, a casa propria, scrivano pure benino).

Ciò che importa è che, peggio di così, c’è solo il nome e cognome nell’url. Le pare che avremmo potuto cedere l’ultimo post sul filesystem XFS a Salvatore Aranzulla?

Noi siamo alla ricerca di un nickname in cui riconoscerci ma lei è alla ricerca di qualcosa da scrivere. Restiamo convinti che chiunque possa prendersi dignitosamente una vacanza in ogni momento e senza dare spiegazioni. Seguitiamo a credere che il web-marketing, il nano-publishing (come le tecniche di posizionamento sui motori di ricerca) siano la negazione stessa del web. Ultimo rantolo di un’economia che non vuole morire ma continuare a strafogarsi di asimmetria informativa. Il suo post di Natale ci fece innamorare di lei.

Siamo da sempre invidiosi del suo ascendente sulle lettrici di Grazia (senza ironia: il blog di Grazia è l’unico che smentisca i nostri teoremi); ma l’invidia è un sentimento umano e bellissimo, come le tasse.

Tempo fa ebbe la gentilezza di lasciarci un commento; ora rimuoverla dal blogroll senza due righe sul perché ci sembrava proprio brutto.

venerdì 9 maggio 2008

How to resize (grow) an encrypted XFS partition (without LVM)

Be’, diciamo che la partizione deve avere tutta la vita davanti. Questo è l'output di cfdisk:


Name Flags Part Type FS Type [Label] Size (MB)
------------------------------------------------------------------------------
sda5 Logical Linux ext3 12000,66*
sda6 Logical Linux swap / Solaris 1003,49
sda7 Logical Linux 17996,92
Pri/Log Free Space 42022,96

Nel mio esempio, ho criptate le home direcories di alcuni utenti, in /home2.

Precisamente, /dev/mapper/home2 era montata su /home2.

Smontiamola:

umount /home2 ,

poi:

cryptsetup luksClose home2.

A questo punto, mancando un comando “resize” in cfdisk, facciamola sporca: eliminiamo la partizione (nel nostro caso, sda7). Poi creiamone un’altra, più grande, a partire dalla stessa posizione iniziale: se non formattiamo (e non formatteremo) i nostri dati criptati sono sempre lì, abbiamo alterato solo la tabella delle partizioni. Anche il nome del device resterà lo stesso.

Riavviamo (ma non sono sicuro sia necessario).

Decrittiamo la partizione, come se nulla fosse:

cryptsetup luksOpen /dev/sda7 home2 ;

ma estendiamola:

cryptsetup resize home2 ;

e infine montiamola:

mount -t xfs /dev/maper/home2 /home2 .

Dal punto di vista del filesystem, la dimensione è rimasta quella vecchia (basta digitare df -h /home2 per rendersene conto). Risolviamo quest’ultimo problema:

xfs_growfs /home2

(sì, forniamo il mount point, l’operazione si effettua a partizione montata).

Fatto! Ovviamente si è assunto che conosciate un minimo come gestire partizioni criptate con LUKS, cryptsetup, dm-crypt, insomma, quella roba lì... cercate in rete.

A me l'operazione è andata liscia, ma questo non ci esime dal fare sempre i backup. Sempre.

lunedì 28 aprile 2008

La globalizzazione, signora mia

;

Ho come l’impressione che quello dell’articolo sia un caso di trogloeruditismo. Gli elementi ci sono tutti, dalle bordate contro la globalizzazione al rimpianto del bel tempo che fu; ma forse l’autore è solo ironico.

È ironico, vero?

No, perché, dall’inizio alla fine del testo, l’avesse usato una dannata volta, il segno d’interpunzione.

martedì 15 aprile 2008

Alternanza perché non c’è alternativa. In coda, le notizie locali

È una buona notizia che siano spariti i comunisti.

È una buona notizia che l’estrema destra sia assente dal Parlamento.

È una cattiva notizia che siano scomparsi i socialisti, ma un po’ se lo meritano, per la totale mancanza di carisma, perché rimpiangono Prodi e perché solidarizzano con la Sinistra Arcobaleno (Tony Blair non lo avrebbe fatto mai).

È una buona notizia che nove radicali pannelliani si distribuiscano fra Camera e Senato, eletti perlopiù da chi radicale non è.

A Walter farà bene nuotare nel fango per cinque anni. Ha fatto dei passi avanti e altri ne farà, magari con l’aiuto degli stessi radicali. È una buona notizia che in Italia vi sia l’alternanza.

È una buona notizia che a Benedetto Della Vedova si affianchi Peppino Calderisi.

È una cattiva notizia che Daniele Capezzone non sia stato candidato (insultatemi pure nei commenti). Cosa farà da grande?

I miei omaggi alla giornalista Fiamma Nirensztejn. Le auguro di farsi valere come deputata. Peccato sia in bundle con Ciarrapico; è un mondo difficile e qualcuno se ne approfitta.

Lega federalista o Lega razzista?

Di Pietro giustizialista o Di Pietro su Second Life?

Che dire di Bruno Tabacci? Guardate questo video: il solito vittimismo dei piccoli movimenti o un pensiero economico che può essere common sense e patrimonio comune?

Infine, chi sono gli undici concittadini alla Camera (14 per il Senato) che hanno avuto l’ardire di votare Partito Liberale? Vorrei conoscerli, stringere loro la mano, bere assieme una birra.

Che farà Maurizio Bolognetti?

domenica 6 aprile 2008

Registrare la TV via Internet

Sei un bloggher intellettuale e a casa non c’hai manco l’antenna? Vuoi guardare la TV di nascosto mentre ostenti la tua indipendenza radical-chic? Ecco come fare.

Scaricate StreamerOne ed estraete i file dall’archivio.

Se il vostro sistema operativo è una distribuzione GNU/Linux basata su Debian (tra cui Ubuntu) a 64 bit, prendete qualche spunto da qui.

Lanciate il programma streamerone. Il file di configurazione, almeno nel pacchetto Linux, è config.ini, ma in questo articolo lo lasceremo inalterato.

In questo modo, l’intervallo di porte TCP che dovrete aprire/inoltrare nel vostro firewall/router/NAT per una migliore condivisione è da 10000 a 11000 (ma in config.ini se ne può scegliere un altro, purché comprenda almeno due porte: si raccomanda di evitare numeri di porta al di sotto di 1024, e tutte quelle porte che avete eventualmente riservato ad altre applicazioni).

Se non si apre automaticamente, puntate il vostro browser su http://127.0.0.1:6777/, sarà la vostra interfaccia utente. Pazientate un po’ per la connessione e scegliete il vostro canale. I canali Test 1, Test 2, etc. sono in genere i principali canali televisivi nazionali.

Se non parte automaticamente, puntate il vostro player su http://127.0.0.1:6789 per vedere il programma.

Ma noi vogliamo registrare, vero? Dunque, possiamo anche chiudere il player, in seguito vedremo il nostro programma dal file in cui registreremo la trasmissione.

In pratica non resta che salvare da qualche parte questo flusso HTTP. Il modo più semplice che mi viene in mente è usando wget.

wget -O RAI1.ASF http://127.0.0.1:6789

Nelle prossime puntate, se mai ve ne saranno, vedremo come “programmare” il nostro “videoregistratore” con cron o anacron (Unix) o come “operazione pianificata” di Windows.

Ora, apriamo pure RAI1.ASF col nostro player preferito: in effetti anche la qualità è quella di un vecchio VHS ;-p.

mercoledì 2 aprile 2008

Voto disgiunto

Ronald Reagan José Luis Rodríguez Zapatero

Il miglior sistema di assistenza sociale è un lavoro.

La visione del governo sull'economia. Se si muove, tassiamola. Se si muove ancora, regoliamola. Se si ferma, sussidiamola.

Considero tutte le proposte d'intervento statale con mente aperta, prima di votare no.
Riconosciamo oggi in Spagna il diritto a contrarre matrimonio con persone dello stesso sesso. Non siamo stati i primi, ma sono sicuro che verranno dopo molti altri Paesi spinti da due forze inarrestabili: la libertà e l'uguaglianza. Si tratta di un piccolo cambiamento nel testo della legge che comporta un im­menso cambiamento nelle vite di mi­gliaia di concittadini. Non stiamo legi­slando per gente remota e sconosciuta; stiamo allargando la possibilità di es­sere felici per i nostri vicini, i nostri compagni di lavoro, i nostri amici e i nostri famigliari ed allo stesso tempo stiamo construendo un paese più one­sto, perché una società onesta è una società che non umilia i suoi membri. I nostri figli ci guarderebbero con incre­dulità se gli raccontassimo che non molto tempo fa le loro madri avevano meno diritti dei loro padri, che le per­sone dovevano continuare a restare unite nel matrimonio, aldilà della pro­pria volontà, quando non erano più ca­paci di convivere insieme. Oggi pos­siamo offrire una bella lezione: ogni diritto conquistato, ogni libertà rag­giunta, è stato il frutto dello sforzo e del sacrificio di molte persone che dobbiamo oggi riconoscere e di cui dobbiamo essere orgogliosi.

giovedì 27 marzo 2008

Voi siete qui

Querelare un vignettista non è mai una buona idea. Gli autori di satira dovrebbero godere di una sorta di immunità diplomatica, specie in tempo di elezioni. Una produzione così banale da risultare imbarazzante non può costituire reato. Vauro ha scoperto che nei partiti maggiori ci sono delle contraddizioni interne. Un genio. Anche nel Partito Democratico, con la Binetti e la Bonino, si potrebbe costruire un simpatico mostro a due teste (ma Uòlter non ha la faccia tosta di Berlusconi e non ammetterà mai che le sagrestie sono più importanti dei giornali di Ciarrapico per muovere consensi). Se Fiamma Nirenstein si fosse candidata con la Sinistra Arcobaleno, anche Vincino o Forattini si sarebbero potuti divertire considerando gli innumerevoli simpatizzanti di Hamas (per usare un eufemismo) che l’avrebbero circondata. Alla fine, questa vignetta fa solo venire voglia di votare centrodestra, e Fiamma Nirenstein dovrebbe piuttosto ringraziare.

sabato 15 marzo 2008

Il popolo del no che non conosce pudore

cassonetto in fiamme
immagine da pupia.tv
Dicono no alle discariche. Protestano contro gli inceneritori. Adesso si oppongono anche agli impianti di compostaggio, e se ne vantano pure. Almeno stando alla lettura dei manifesti con cui un agguerrito sottogruppo del Partito Democratico al X Municipio ha tappezzato Viale Cavalleggeri d’Aosta. Eh già, il rilancio di Bagnoli, la vocazione turistica. Credo che quello in figura sia l’unico impianto che costoro accetterebbero: infatti è di piccole dimensioni, economico, e raccoglie solo i rifiuti dello stretto circondario.

mercoledì 20 febbraio 2008

A programming joy, a deployment nightmare

È la sensazione che sto provando nel passaggio da PHP a Python: il linguaggio di per sé è bellissimo, lo sappiamo tutti. Certo, ci sono più web framework in giro che partiti nel nostro Parlamento, ma evitando quelli troppo grossi che-fanno-tutto-loro (i framework, dico) e ravanando un po’ in giro si trovano soluzioni flessibili, potenti, snelle, solide. SQLAlchemy è meraviglioso, la sensazione è che puoi scendere low-level quanto ti pare, oppure usare le astrazioni più elevate anche se hai un database già strutturato e per giunta in maniera sofisticata. Mako per i template è non di meno una gioia, chi viene da PHP non fa fatica. Li ho conosciuti entrambi grazie a Pylons, che poi ho mollato in favore di CherryPy.

Finché usi il server HTTP incorporato tutto fila liscio, l’incubo comincia quando vuoi mettere la tua applicazione dietro Apache o Lighttpd. Dicono che di Apache non hai bisogno se prevedi meno di 50 hits al secondo. Sarà, ma è brutto chiedere ai proprî clients/clienti di andare su http://www.example.com:8087 (o quello che è). Si può mettere CherryPy in ascolto sulla porta 80, ma ci vogliono i permessi di root, mentre un vero server web dopo aver aperto la porta TCP quei privilegi li perde: come si fa fare una cosa del genere a CherryPy? Soprattutto, di un server web regolare hai sempre bisogno perché potrebbero girare altri siti sullo stessa macchina, tutti ovviamente sulla porta 80 e con tecnologie diverse (PHP, Perl, Ruby, CGI varî, file statici etc.).

Le ho provate tutte: FastCGI, WSGI, mod_python... Un bagno di sangue. Ho seguito scrupolosamente la documentazione ma continuo a ottenere strani «Unrecoverable error in the server» e non trovo nei log niente che mi aiuti a capire. Saranno tre o quattro giorni che bestemmio.

Alla fine, l’unica cosa che funziona è il succitato server interno su localhost:8087 (o quello che è) e l’unica soluzione è continuare a usare quello. Vale a dire che l’unica configurazione funzionante è questa [reverse proxy]: e quanto ci ho messo? due minuti! ma non si può certo parlare di integrazione in Apache (quella che ci sarebbe stata se fossi riuscito a far funzionare, per esempio, mod_python).

Ora, se la comunità Python si chiede perché il suo linguaggio preferito non sfonda nel web (e per sfondare intendo sia adozione massiccia da parte di aziende e hoster che possibilità di attrarre sviluppatori da altri linguaggi) la risposta non ha a che fare col linguaggio - che, ripeto, è meraviglioso - e nemmeno coi framework: non è il rapid development che manca, semmai il rapid deployment (se il termine significa qualcosa). È come se la filosofia There is more than one way to do it per cui Perl è stato tanto criticato si fosse spostata dalla programmazione alla sistemistica.

sabato 16 febbraio 2008

RESTful PHP and SQL

Con un titolo del genere potrei essere accusato di keyword spamming, ma gli è che, ogni tanto, un piccolo contributo bisogna darlo.

Ho un debole per i progetti di nicchia, fra gli altri ricordo Avelsieve e HR-XSL.

giovedì 14 febbraio 2008

(and very fast typing) -- Guido got it

Some frameworks emphasize that the effort of getting started is low. But this is really only so to the extent that you’re trying to do something very similar to something that’s been done a 1000 times before, so that all the defaults in the framework and the setup utilities are all doing exactly what’s needed. This (and very fast typing) is what makes the first Rails movie possible.

But what if you need to into an existing authentication framework? What if you need to hook into an existing database schema that maps to in-memory objects in a different way than the framework’s ORM tool?

Guido van Rossum, due anni fa.

Cfr. 1, 2.

venerdì 8 febbraio 2008

A POST-to-anything gateway for portable ReSTful services?

Le idee alla base di ReST sono affascinanti, ma non tutte le configurazioni possibili di client e server consentono l’uso indiscriminato di PUT o DELETE. Il colmo è raggiunto dalla libreria cURL, il cui binding per PHP rende disponibile GET, POST e PUT ma non DELETE!

ReSTful a 3/4?

Riscriversi a manina il metodo DELETE a colpi di fsockopen()?

Il problema può presentarsi in ogni linguaggio. ReST ci ha fatto riesumare il Vero HTTP; insieme ad un paio di metodi che la maggior parte degli sviluppatori di software client ha ragionevolmente ritenuto in disuso. Come stupirsene? Il primo e ultimo ricordo che ho di HTTP PUT risale ai tempi di Netscape Composer; ed è inutile dire che allora come oggi nessun hosting provider lo accetta. Anziché farti “piazzare risorse” preferiscono farti “caricare file” via FTP o al massimo tramite un’interfaccia web e il solito metodo POST.

E allora? Allora l’idea è questa: configurare un servizio web ReSTful che più ReSTful non si può, ed ai client che non sanno inviare la richiesta:

DELETE /user/john
offrire la possibilità di inviare
POST /delete/user/john
ottenendo gli stessi effetti. Sembra un buon compromesso, no?

Addendum: non avevo notato questo.

venerdì 1 febbraio 2008

Alternativa a chroot e nspluginwrapper: Firefox a 32 bit in un sistema Debian a 64, con tutti i plugin funzionanti

Questa mini-guida è in un certo senso un backport da Ubuntu a Debian ed è fortemente basata su questo post.

I primi pacchetti che dovete installare sono naturalmente ia32-libs e ia32-libs-gtk.

La differenza principale rispetto a Ubuntu è che vi servirà un pacchetto aggiuntivo: lib32nss-mdns. Ho dovuto smadonnare non poco per capire che era questo il motivo per cui Firefox non risolveva i nomi.

Se avete etch, non troverete questo pacchetto ma avrete due possibilità: la prima è tirar su un sistema misto (ma non garantisco nulla), la seconda è l’accrocchio suggerito in /usr/share/doc/ia32-libs/README.Debian, cioè qualcosa come:

dpkg -X libnss-mdns_0.9-0.2_i386.deb /emul/ia32-linux
ldconfig

Ora non vi resta che scaricare Firefox x86 da mozilla.com e scompattare l’archivio. L’ultima modifica che dovete fare è aggiungere, all’inizio dello script firefox:

export GTK_PATH=/usr/lib32/gtk-2.0

e a questo punto potete installare i plugin a 32 bit nella sottocartella plugins come se foste in un normale sistema x86.

Vi conviene rinominare la cartella firefox in firefox32 e metterla magari in /opt (è il percorso a cui faremo riferimento negli esempî seguenti).

Flash e Java sono fra gli esempî più comuni di plugin disponibili solo a 32 bit. Per quanto riguarda i contenuti QuickTime, MPEG etc., Mplayerplug-in è open source ed è disponibile a 64 bit, ma a questo punto vorremmo installare tutto nel browser a 32 senza essere costretti a cambiare il browser a seconda delle pagine che visitiamo. Ecco come fare: installate comunque il pacchetto a 64 bit:

aptitude install mozilla-mplayer

non tanto per il plugin in sé ma perché vi installerà il pacchetto MPlayer come dipendenza, e i file independenti dall’architettura in /etc e in /usr/share. Dopodiché scaricate manualmente il plugin a 32 bit (stable|testing|unstable), scompattatelo in una directory provvisoria, e copiate manualmente i file *.so e *.xpt nella directory dei plugin.

dpkg -X mozilla-mplayer_*_i386.deb directory/
cd directory/usr/lib/mozilla/plugins
cp -v *.so /opt/firefox32/plugins/
cp -v *.xpt /opt/firefox32/plugins/


In pratica, un plugin a 32 bit lancia Mplayer a 64 bit, cosa perfettamente possibile, non trattandosi del linking di una libreria ma del lancio di un’applicazione esterna.

giovedì 31 gennaio 2008

Le parole sono importanti

Cosa c’è di più progressive di uno che si chiama Christian Juergen Bauer Saporetti?

sabato 26 gennaio 2008

Niente di meno

Ormai è troppo tardi per unirsi all’evento. Fra i partecipanti segnaliamo: l’organizzatore (registry, registrar, registrant... ma per register cosa intendi?); un developer; un bel sottotitolo; un nanopublisher che ci narra di una fiera omofoba; qualche buffo video musicale; un genio autentico; un che di piacevolmente amatoriale; un ragazzo preciso; e una WebTV che parla solo di WebTV (va beh, anche d’altro, dài).

Per il resto i soliti web-markettari, ottimizzatori di search engine, entusiasti della tecnologgia, e qualcuno che esprime i proprî sentimenti.

giovedì 24 gennaio 2008

Il nostro laicismo è un puerile aggrapparsi

Nel sito del King’s College di Londra ho trovato questo. Ora, un arcivescovo non sarà il papa ma l’inaugurazione di un centro di ricerca immagino sia un evento solenne per tutta la comunità accademica. Non risulta che Stephen Minger avesse nulla di ridire, tanto più che in quel documento si parla di cellule embrionali e si cita proprio il suo lavoro.

Ecco, laicità dovrebbe voler dire questo: che un religioso può essere accolto con affetto anche nelle occasioni più ufficiali, perché in nessun modo un’autorità confessionale può condizionare il governo della ricerca.

Noi preferiamo contestare la visita del Papa all’università mentre con l’altra mano gli facciamo scrivere il testo unico sulla bioetica.

Chiara la differenza?

giovedì 17 gennaio 2008

Mozilla Firefox è stato sviluppato alla Sapienza (clicca sulle foto)

[Schermata 1: Firefox non annovera l'Ufficio Internet del Vaticano fra le Autorità di Certificazione riconosciute (si può aggiungerlo manualmente)] Schermata 2: (continuazione)
Volevo donare un euro al Papa con la Postepay, e non è bello che il proprio programma di navigazione si mostri così diffidente. Un buon cristiano avrebbe incluso l’Ufficio Internet del Vaticano tra le Certificate Authorities predefinite.

Non c’entra nulla, ma chi ti predefinisce invece Forefox come motore di ricerca? Esatto, Google. Il che è una vergogna per un browser che, laicamente, li dovrebbe rappresentare tutti.

mercoledì 16 gennaio 2008

Trivial typo

Uso FreeBSD raramente e - ahimé - raramente lo aggiorno. Ho un desktop ormai decennale che uso come server di backup. Ho pensato che le macchine volessero un po’ di cure ogni tanto e così vado di cvsup e make buildworld. Non è la prima volta che mi si pianta proprio mentre tenta di compilare GCC. Un banale errore di battitura in uno di quei file che, a quanto ne so, descrivono lo specifico processore (/usr/src/contrib/gcc/config/i386/i386.md). Alla riga 1314, symbol_ref era diventato symbnl_ref. Non conosco il linguaggio di macro contenuto in questi file, ma le righe circostanti e il buon senso aiutano. Possibile che becco sempre per primo questo genere di errori? C’è un motivo “sistematico”? O perché tutti trovano la cosa così banale da non valere la pena nemmeno di un bugreport? Un bug in CVSup?

Cfr. GCC internals - Machine Descriptions; FreeBSD Handbook: Synchronizing Your Source, Rebuilding “world”.

martedì 15 gennaio 2008

Il Papa non verrà più alla Sapienza. Contenti?

I laicisti della domenica si sono dati la zappa sui piedi; il problema è che l’hanno data anche sui piedi nostri che, non assumendo le stesse droghe che assumono loro, avvertiamo ora un certo dolorino.

Cfr. 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11.

Addenda: 1, 2.

domenica 13 gennaio 2008

Dammi tre parole

[...] paper and card, textiles, plastics, metals and glass are recycled; wood is incinerated with energy recovery; food waste is anaerobically digested, and garden/plant waste is composted.
Alternative technologies are available or in development such as Mechanical Biological Treatment, Anaerobic Digestion (MBT/AD), Autoclaving or Mechanical Heat Treatment (MHT) using steam or Plasma arc gasification [...]
Wikipedia article on “Incineration
Per molto tempo li ho chiamati termovalorizzatori credendo fosse il termine corretto, pensando che “inceneritore” si applicasse solo a quegli impianti che non recuperano energia. Scopro invece che termovalorizzatore è un termine ipocrita: usandolo, vuoi dare valore a un disvalore e sei probabilmente asservito alla potente lobby del sovradimensionamento inceneritorio.

Non lo sapevo, correggerò il tiro.

Ogni volta che chiedete ai contrarî agli inceneritori quale sia la loro proposta alternativa, la risposta quasi sempre verte sulla riduzione del rifiuto alla fonte, la raccolta differenziata, il riciclo; l’obbiettivo si chiama Rifiuti Zero. Tutto molto bello e condivisibile; aggiungo che le amministrazioni che non si muovessero subito in questa direzione saranno responsabili se questo scempio si presenterà ancora. Più difficile sarà mutare le scelte delle industrie di mezzo mondo. Non è un target raggiungibile domani mattina. Resta la spazzatura per strada, restano le famigerate ecoballe a disseminare veleni, e non credo si possano smaltire con la raccolta differenziata porta a porta (che semmai è un investimento per il futuro).

Il cuore del problema riguarda i rifiuti non differenziati. Quelli che abbiamo accumulato negli anni e quella quota che continueremo a produrre per un bel po’ prima di ridurla ad un fantastico “zero”.

Dispiace che questo vasto movimento di opposizione popolare abbia problemi di comunicazione persino al proprio interno: basterebbe tenere sempre in tasca questo link per evitare la figura di chi sa dire sempre sempre e solo di no.

Cercando in rete “Trattamento Meccanico Biologico” o, meglio ancora, “Mechanical Biological Treatment” troverete molto materiale interessante; e se non sono alternative valide, se ne discuta.

Gli inceneritori non sono la Morte: ma inquinano, come molte attività umane. Molto dipende da come sono gestiti (in Campania molto male) e da che cosa viene incenerito. I paesi più avanzati che usano gli inceneritori ne vagliano i punti di forza e di debolezza e vi affiancano tecniche diverse di trattamento finale. Gestire i rifiuti solidi urbani non è, da quanto ho potuto capire, concettualmente un’impresa difficile: ci è riuscito tutto il mondo tranne la Campania; per giungere al disastro attuale s’è dovuta commettere una lunga, sistematica catena di errori, e altre regioni d’Italia rischiano un destino analogo se non cambiano rotta. Le tecnologie ci sono, sono tante. Le esperienze internazionali da cui prendere ispirazione non sono mai mancate. Reperire informazioni dettagliate non dev’essere stato difficile: abbastanza dettagliate da contenere idee che si trovano a fatica o non si trovano affatto nei dibattiti degli ultimi mesi.

Cfr. interviste al prof. Giovanni Battista de Medici su Radio Radicale e InsuTV; i siti proposti (sperando che non protestino anche lì).

venerdì 11 gennaio 2008

Il ritorno di Acquabomber

L’acqua del rubinetto in questi giorni è imbevibile. Non so se c’entra l’emergenza rifiuti o sono caduto anch’io vittima di una psicosi. A volte bevo l’acqua minerale e a volte no, stavolta ne ho sentito la necessità. La plastica delle bottiglie è riciclabile, l’involucro che ne tiene insieme sei per volta, a quanto mi risulta, no. Ad ogni modo riutilizzare è molto meglio che riciclare, il che mi farebbe preferire il vuoto a rendere. Peccato che le uniche bottiglie di vetro disponibili siano quelle di una marca molto nota che costa almeno il doppio dell’acqua che compro di solito. Certo, se la resa dei vuoti portasse a un prezzo netto competitivo e soprattutto se ci fossero più competitors, si potrebbe innescare un meccanismo di mercato che incentiverebbe i comportamenti virtuosi.

Peraltro, una delle sei bottiglie perdeva, e per un attimo ho temuto Acquabomber.

giovedì 10 gennaio 2008

Primo articolo di una serie probabilmente lunga

schema: ciclo integrato dei rifiuti
fonte immagine: Wikipedia/Corte dei Conti

Ho conosciuto Nunzia Lombardi all’università e so che da tempo segue la questione dei rifiuti in Campania. Indignazione, denuncia, protesta. Si dice di no alle discariche, si dice di no ai termovalorizzatori, ma a qualcosa si dovrà pur dire di sì, obietto candidamente. Mi sembra utile riportare qui la sua risposta.

[...] abbiamo proposto impianti economici, poco inquinanti, e pratici, magari anche piccoli, perché no... vedi gli impianti di compostaggio. Ma ci hanno risposto picche, perché non si poteva speculare. Vedi i post del mese di luglio sul mio blog.
Non posso permettermi il male minore, solo perché lo decidono loro.
Finché i rifiuti restano per strada se ne parla, se trovano un buco non se ne parlerà più fin quando il buco non si è riempito. Abbiamo protocollato lettere, incontrato le municipalità, scritto linee guida per una alternativa al piano. Ma vogliono solo buchi, cave, impianti costosi. Allora ben venga la difesa della terra o del giardino se si tratta di difendere la propria vita da rifiuti che resteranno lì per decenni. Hai visto i video su Repubblica?

se i rifiuti sono depositati dai comuni in siti provvisori nessuno se ne fotte [...]
I video su Repubblica mostrano che (anche) quando il termovalorizzatore non è in funzione viene comunque praticato l’incenerimento abusivo; anche quando le discariche non vengono riaperte, si continua bellamente ad allestirne di clandestine. Quando è lo Stato a voler mettere in esercizio una discarica, migliaia di cittadini sembrano voler dire alle autorità che dovranno passare prima sul loro cadavere; idem per gli inceneritori. Non c’è la stessa numerosa partecipazione e lo stesso presidio contro lo smaltimento abusivo, laddove prevale l’indifferenza, forse per una giustificata paura, più probabilmente perché la camorra è riuscita dove lo Stato ha fallito. Cioè, per dirla con una frase fatta, a pensare globalmente e ad agire localmente. Se i rifiuti sono sparpagliati qua e là, nessuno se ne accorge; se viene acceso un fuocherello oggi e un altro domani ottocento metri più sotto, ogni giornata sembrerà uguale alle altre e nessuno dirà nulla. Lo Stato fa il contrario: ragiona per emergenze, vive alla giornata, ma poi progetta maxi-impianti, manco a dirlo, di sicuro impatto emotivo.

Compostaggio? Da quanto ho capito richiede un funzionamento perfetto della raccolta differenziata; a occhio e croce ci vorranno anni, soprattutto di educazione civica: ricordo i cassonetti marroni per il rifiuto umido che, avendo stessa forma e dimensione di quelli per i rifiuti non differenziati, sono stati usati dai bravi cittadini napoletani per buttarci di tutto.

A quanto pare, esiste il partito del termovalorizzatore e il partito del riciclaggio, come se una cosa escludesse l’altra. Non è possibile immaginare un sistema integrato? In cui si cerca di ridurre il più possibile il rifiuto all’origine, in cui si differenzia tutto il differenziabile, di cui sono parte fondamentale gli impianti per il compost, la plastica, la carta e in cui solo quello che resta viene affidato agli inceneritori? La raccolta differenziata non può essere di aiuto per ottenere combustibile da rifiuti di migliore resa energetica? È pensabile un piano il cui obiettivo sia usare gli inceneritori sempre meno fino ad abbandonarli del tutto in un certo numero di anni, ma che nel frattempo metta in funzione quelli ormai completati, per rispondere all’emergenza e in attesa dei tempi fisiologici necessarî a mettere in opera alternative migliori? Siamo capaci di capire che esistono problemi e soluzioni a breve termine (purché non diventino prassi eterna) e, d’altro canto, problemi e soluzioni di lungo periodo (purché le soluzioni non arrivino in tempi biblici)? Siamo capaci di capire che è necessario preoccuparsi di entrambi gli aspetti?

giovedì 3 gennaio 2008

Hosting economici, IVA compresa

Da TopHost ti fai un sito con PHP e MySQL (4 e 5) a soli dieci euro all’anno, e non puoi aspettarti SSL. Non solo in entrata, anche in uscita: nel senso che il socket transport “ssl” semplicemente non c’è. Se vuoi importare post e metadati da Blogger.com a WordPress, non puoi farlo. Se vuoi importare ed esportare dati da e verso i servizî Google tramite Zend Framework, non puoi farlo.

Con Netsons hai hosting gratuito con PHP, MySQL e un dominio di terzo livello. Con cinque euro più IVA puoi puntarvi un dominio di secondo livello registrato presso terzi e, soprattutto, puoi fare la query SQL LOCK TABLE; mentre continui a non avere il permesso per CREATE TEMPORARY TABLE. In pratica questo vuol dire che per installare e usare Drupal hai sempre bisogno di qualche hack.

A parte questo (cioè se quanto detto sopra non vi interessa), si tratta di due soluzioni con un rapporto qualità/prezzo davvero impressionante (TopHost appartiene a Seeweb, che sotto il marchio principale vende invece servizî piuttosto cari, mentre Netsons è un community project).

Comunque, mi sto convincendo che sia inutile migrare verso piani di hosting più costosi se si ha una curiosità tecnica perenne e insaziabile: ci sarà sempre qualche feature / linguaggio / framework / database non supportato. Insomma, ci vuole la password di root, e solo a quel punto non ci saranno, come si suol dire, più cazzi per nessuno.

Alla Befana chiedo un server dedicato, anche virtuale. Pagabile mensilmente, ché l’economia è allegra ma la finanza è triste.

E tutto ’sto pippone solo per dire che m’è venuta voglia di sviluppare un modulo Drupal basato su Zend Gdata. Potrei farlo su localhost, ma poi dicono che non sono social. E se un giorno mi venisse voglia di implementare tutto in Python, per qualche altro gestore di contenuti?
apt-get install anything
Cfr. 1, 2, 3, 4, 5.