giovedì 31 gennaio 2008

Le parole sono importanti

Cosa c’è di più progressive di uno che si chiama Christian Juergen Bauer Saporetti?

sabato 26 gennaio 2008

Niente di meno

Ormai è troppo tardi per unirsi all’evento. Fra i partecipanti segnaliamo: l’organizzatore (registry, registrar, registrant... ma per register cosa intendi?); un developer; un bel sottotitolo; un nanopublisher che ci narra di una fiera omofoba; qualche buffo video musicale; un genio autentico; un che di piacevolmente amatoriale; un ragazzo preciso; e una WebTV che parla solo di WebTV (va beh, anche d’altro, dài).

Per il resto i soliti web-markettari, ottimizzatori di search engine, entusiasti della tecnologgia, e qualcuno che esprime i proprî sentimenti.

giovedì 24 gennaio 2008

Il nostro laicismo è un puerile aggrapparsi

Nel sito del King’s College di Londra ho trovato questo. Ora, un arcivescovo non sarà il papa ma l’inaugurazione di un centro di ricerca immagino sia un evento solenne per tutta la comunità accademica. Non risulta che Stephen Minger avesse nulla di ridire, tanto più che in quel documento si parla di cellule embrionali e si cita proprio il suo lavoro.

Ecco, laicità dovrebbe voler dire questo: che un religioso può essere accolto con affetto anche nelle occasioni più ufficiali, perché in nessun modo un’autorità confessionale può condizionare il governo della ricerca.

Noi preferiamo contestare la visita del Papa all’università mentre con l’altra mano gli facciamo scrivere il testo unico sulla bioetica.

Chiara la differenza?

giovedì 17 gennaio 2008

Mozilla Firefox è stato sviluppato alla Sapienza (clicca sulle foto)

[Schermata 1: Firefox non annovera l'Ufficio Internet del Vaticano fra le Autorità di Certificazione riconosciute (si può aggiungerlo manualmente)] Schermata 2: (continuazione)
Volevo donare un euro al Papa con la Postepay, e non è bello che il proprio programma di navigazione si mostri così diffidente. Un buon cristiano avrebbe incluso l’Ufficio Internet del Vaticano tra le Certificate Authorities predefinite.

Non c’entra nulla, ma chi ti predefinisce invece Forefox come motore di ricerca? Esatto, Google. Il che è una vergogna per un browser che, laicamente, li dovrebbe rappresentare tutti.

mercoledì 16 gennaio 2008

Trivial typo

Uso FreeBSD raramente e - ahimé - raramente lo aggiorno. Ho un desktop ormai decennale che uso come server di backup. Ho pensato che le macchine volessero un po’ di cure ogni tanto e così vado di cvsup e make buildworld. Non è la prima volta che mi si pianta proprio mentre tenta di compilare GCC. Un banale errore di battitura in uno di quei file che, a quanto ne so, descrivono lo specifico processore (/usr/src/contrib/gcc/config/i386/i386.md). Alla riga 1314, symbol_ref era diventato symbnl_ref. Non conosco il linguaggio di macro contenuto in questi file, ma le righe circostanti e il buon senso aiutano. Possibile che becco sempre per primo questo genere di errori? C’è un motivo “sistematico”? O perché tutti trovano la cosa così banale da non valere la pena nemmeno di un bugreport? Un bug in CVSup?

Cfr. GCC internals - Machine Descriptions; FreeBSD Handbook: Synchronizing Your Source, Rebuilding “world”.

martedì 15 gennaio 2008

Il Papa non verrà più alla Sapienza. Contenti?

I laicisti della domenica si sono dati la zappa sui piedi; il problema è che l’hanno data anche sui piedi nostri che, non assumendo le stesse droghe che assumono loro, avvertiamo ora un certo dolorino.

Cfr. 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11.

Addenda: 1, 2.

domenica 13 gennaio 2008

Dammi tre parole

[...] paper and card, textiles, plastics, metals and glass are recycled; wood is incinerated with energy recovery; food waste is anaerobically digested, and garden/plant waste is composted.
Alternative technologies are available or in development such as Mechanical Biological Treatment, Anaerobic Digestion (MBT/AD), Autoclaving or Mechanical Heat Treatment (MHT) using steam or Plasma arc gasification [...]
Wikipedia article on “Incineration
Per molto tempo li ho chiamati termovalorizzatori credendo fosse il termine corretto, pensando che “inceneritore” si applicasse solo a quegli impianti che non recuperano energia. Scopro invece che termovalorizzatore è un termine ipocrita: usandolo, vuoi dare valore a un disvalore e sei probabilmente asservito alla potente lobby del sovradimensionamento inceneritorio.

Non lo sapevo, correggerò il tiro.

Ogni volta che chiedete ai contrarî agli inceneritori quale sia la loro proposta alternativa, la risposta quasi sempre verte sulla riduzione del rifiuto alla fonte, la raccolta differenziata, il riciclo; l’obbiettivo si chiama Rifiuti Zero. Tutto molto bello e condivisibile; aggiungo che le amministrazioni che non si muovessero subito in questa direzione saranno responsabili se questo scempio si presenterà ancora. Più difficile sarà mutare le scelte delle industrie di mezzo mondo. Non è un target raggiungibile domani mattina. Resta la spazzatura per strada, restano le famigerate ecoballe a disseminare veleni, e non credo si possano smaltire con la raccolta differenziata porta a porta (che semmai è un investimento per il futuro).

Il cuore del problema riguarda i rifiuti non differenziati. Quelli che abbiamo accumulato negli anni e quella quota che continueremo a produrre per un bel po’ prima di ridurla ad un fantastico “zero”.

Dispiace che questo vasto movimento di opposizione popolare abbia problemi di comunicazione persino al proprio interno: basterebbe tenere sempre in tasca questo link per evitare la figura di chi sa dire sempre sempre e solo di no.

Cercando in rete “Trattamento Meccanico Biologico” o, meglio ancora, “Mechanical Biological Treatment” troverete molto materiale interessante; e se non sono alternative valide, se ne discuta.

Gli inceneritori non sono la Morte: ma inquinano, come molte attività umane. Molto dipende da come sono gestiti (in Campania molto male) e da che cosa viene incenerito. I paesi più avanzati che usano gli inceneritori ne vagliano i punti di forza e di debolezza e vi affiancano tecniche diverse di trattamento finale. Gestire i rifiuti solidi urbani non è, da quanto ho potuto capire, concettualmente un’impresa difficile: ci è riuscito tutto il mondo tranne la Campania; per giungere al disastro attuale s’è dovuta commettere una lunga, sistematica catena di errori, e altre regioni d’Italia rischiano un destino analogo se non cambiano rotta. Le tecnologie ci sono, sono tante. Le esperienze internazionali da cui prendere ispirazione non sono mai mancate. Reperire informazioni dettagliate non dev’essere stato difficile: abbastanza dettagliate da contenere idee che si trovano a fatica o non si trovano affatto nei dibattiti degli ultimi mesi.

Cfr. interviste al prof. Giovanni Battista de Medici su Radio Radicale e InsuTV; i siti proposti (sperando che non protestino anche lì).

venerdì 11 gennaio 2008

Il ritorno di Acquabomber

L’acqua del rubinetto in questi giorni è imbevibile. Non so se c’entra l’emergenza rifiuti o sono caduto anch’io vittima di una psicosi. A volte bevo l’acqua minerale e a volte no, stavolta ne ho sentito la necessità. La plastica delle bottiglie è riciclabile, l’involucro che ne tiene insieme sei per volta, a quanto mi risulta, no. Ad ogni modo riutilizzare è molto meglio che riciclare, il che mi farebbe preferire il vuoto a rendere. Peccato che le uniche bottiglie di vetro disponibili siano quelle di una marca molto nota che costa almeno il doppio dell’acqua che compro di solito. Certo, se la resa dei vuoti portasse a un prezzo netto competitivo e soprattutto se ci fossero più competitors, si potrebbe innescare un meccanismo di mercato che incentiverebbe i comportamenti virtuosi.

Peraltro, una delle sei bottiglie perdeva, e per un attimo ho temuto Acquabomber.

giovedì 10 gennaio 2008

Primo articolo di una serie probabilmente lunga

schema: ciclo integrato dei rifiuti
fonte immagine: Wikipedia/Corte dei Conti

Ho conosciuto Nunzia Lombardi all’università e so che da tempo segue la questione dei rifiuti in Campania. Indignazione, denuncia, protesta. Si dice di no alle discariche, si dice di no ai termovalorizzatori, ma a qualcosa si dovrà pur dire di sì, obietto candidamente. Mi sembra utile riportare qui la sua risposta.

[...] abbiamo proposto impianti economici, poco inquinanti, e pratici, magari anche piccoli, perché no... vedi gli impianti di compostaggio. Ma ci hanno risposto picche, perché non si poteva speculare. Vedi i post del mese di luglio sul mio blog.
Non posso permettermi il male minore, solo perché lo decidono loro.
Finché i rifiuti restano per strada se ne parla, se trovano un buco non se ne parlerà più fin quando il buco non si è riempito. Abbiamo protocollato lettere, incontrato le municipalità, scritto linee guida per una alternativa al piano. Ma vogliono solo buchi, cave, impianti costosi. Allora ben venga la difesa della terra o del giardino se si tratta di difendere la propria vita da rifiuti che resteranno lì per decenni. Hai visto i video su Repubblica?

se i rifiuti sono depositati dai comuni in siti provvisori nessuno se ne fotte [...]
I video su Repubblica mostrano che (anche) quando il termovalorizzatore non è in funzione viene comunque praticato l’incenerimento abusivo; anche quando le discariche non vengono riaperte, si continua bellamente ad allestirne di clandestine. Quando è lo Stato a voler mettere in esercizio una discarica, migliaia di cittadini sembrano voler dire alle autorità che dovranno passare prima sul loro cadavere; idem per gli inceneritori. Non c’è la stessa numerosa partecipazione e lo stesso presidio contro lo smaltimento abusivo, laddove prevale l’indifferenza, forse per una giustificata paura, più probabilmente perché la camorra è riuscita dove lo Stato ha fallito. Cioè, per dirla con una frase fatta, a pensare globalmente e ad agire localmente. Se i rifiuti sono sparpagliati qua e là, nessuno se ne accorge; se viene acceso un fuocherello oggi e un altro domani ottocento metri più sotto, ogni giornata sembrerà uguale alle altre e nessuno dirà nulla. Lo Stato fa il contrario: ragiona per emergenze, vive alla giornata, ma poi progetta maxi-impianti, manco a dirlo, di sicuro impatto emotivo.

Compostaggio? Da quanto ho capito richiede un funzionamento perfetto della raccolta differenziata; a occhio e croce ci vorranno anni, soprattutto di educazione civica: ricordo i cassonetti marroni per il rifiuto umido che, avendo stessa forma e dimensione di quelli per i rifiuti non differenziati, sono stati usati dai bravi cittadini napoletani per buttarci di tutto.

A quanto pare, esiste il partito del termovalorizzatore e il partito del riciclaggio, come se una cosa escludesse l’altra. Non è possibile immaginare un sistema integrato? In cui si cerca di ridurre il più possibile il rifiuto all’origine, in cui si differenzia tutto il differenziabile, di cui sono parte fondamentale gli impianti per il compost, la plastica, la carta e in cui solo quello che resta viene affidato agli inceneritori? La raccolta differenziata non può essere di aiuto per ottenere combustibile da rifiuti di migliore resa energetica? È pensabile un piano il cui obiettivo sia usare gli inceneritori sempre meno fino ad abbandonarli del tutto in un certo numero di anni, ma che nel frattempo metta in funzione quelli ormai completati, per rispondere all’emergenza e in attesa dei tempi fisiologici necessarî a mettere in opera alternative migliori? Siamo capaci di capire che esistono problemi e soluzioni a breve termine (purché non diventino prassi eterna) e, d’altro canto, problemi e soluzioni di lungo periodo (purché le soluzioni non arrivino in tempi biblici)? Siamo capaci di capire che è necessario preoccuparsi di entrambi gli aspetti?

giovedì 3 gennaio 2008

Hosting economici, IVA compresa

Da TopHost ti fai un sito con PHP e MySQL (4 e 5) a soli dieci euro all’anno, e non puoi aspettarti SSL. Non solo in entrata, anche in uscita: nel senso che il socket transport “ssl” semplicemente non c’è. Se vuoi importare post e metadati da Blogger.com a WordPress, non puoi farlo. Se vuoi importare ed esportare dati da e verso i servizî Google tramite Zend Framework, non puoi farlo.

Con Netsons hai hosting gratuito con PHP, MySQL e un dominio di terzo livello. Con cinque euro più IVA puoi puntarvi un dominio di secondo livello registrato presso terzi e, soprattutto, puoi fare la query SQL LOCK TABLE; mentre continui a non avere il permesso per CREATE TEMPORARY TABLE. In pratica questo vuol dire che per installare e usare Drupal hai sempre bisogno di qualche hack.

A parte questo (cioè se quanto detto sopra non vi interessa), si tratta di due soluzioni con un rapporto qualità/prezzo davvero impressionante (TopHost appartiene a Seeweb, che sotto il marchio principale vende invece servizî piuttosto cari, mentre Netsons è un community project).

Comunque, mi sto convincendo che sia inutile migrare verso piani di hosting più costosi se si ha una curiosità tecnica perenne e insaziabile: ci sarà sempre qualche feature / linguaggio / framework / database non supportato. Insomma, ci vuole la password di root, e solo a quel punto non ci saranno, come si suol dire, più cazzi per nessuno.

Alla Befana chiedo un server dedicato, anche virtuale. Pagabile mensilmente, ché l’economia è allegra ma la finanza è triste.

E tutto ’sto pippone solo per dire che m’è venuta voglia di sviluppare un modulo Drupal basato su Zend Gdata. Potrei farlo su localhost, ma poi dicono che non sono social. E se un giorno mi venisse voglia di implementare tutto in Python, per qualche altro gestore di contenuti?
apt-get install anything
Cfr. 1, 2, 3, 4, 5.