domenica 31 ottobre 2010

Un bel deserto farebbe comodo

Se fossi un intellettuale rosicone non più giovane, oggi proverei una certa soddisfazione nel vedere compiuta la profezia: la civiltà occidentale si sta finalmente sgretolando, schiacciata inesorabilmente dal peso delle sue contraddizioni. Così parlerei. E così pare. Ci piace il picnic in mezzo alla natura, ma non ci andiamo a dorso di mulo, bensì a bordo di una comoda automobile alimentata a benzina o gasolio, più raramente a gas di petrolio liquefatti. Se ci fermiamo per il pranzo, è inevitabile il tripudio di stoviglie di plastica, dannatamente non riciclabili né biodegradabili. Ci lamentiamo persino che il telefonino non funzioni ma saremmo pronti a protestare contro la costruzione di una nuova grande antenna, sventolando i risultati di una ricerca che mostra una correlazione statistica fra l’intensità del campo elettromagnetico e l’incidenza delle leucemie infantili; oppure potremmo citare la vocazione agricola e turistica del territorio: sembra che le frequenze nell'ordine del gigahertz facciano seccare male i peperoni, ad esempio. 

Cari amici, sarà come dite voi: abitare vicino a una discarica o ad un inceneritore di rifiuti equivale ad andare incontro a morte certa entro l’anno. E sarà come dite voi, il puzzo è insopportabile. Vorrei risparmiarvi la solita obiezione: che la spazzatura da qualche parte bisogna pur metterla, e che l'energia in qualche modo bisogna pur ottenerla, se non dal proprio giardino, dal giardino di qualcun altro.

Sappiamo benissimo che non si può tornare a vivere come duemila anni fa (e pure per costruire la Via Appia si sarà dovuto disboscare qualcosa, no?). Ergo, se non troviamo subito una valida alternativa ai combustibili fossili, se non riduciamo subito a zero la quota di rifiuti solidi non riciclabili, se continuiamo ad opporci persino alle pale eoliche, alle biomasse e al compostaggio, allora ci rimane una sola alternativa.

La desertificazione della Basilicata.

Pensateci: evacuare seicentomila persone è più facile che evacuarne dieci volte tanto. In realtà sono molte meno, se consideriamo gli studenti universitari e i lavoratori emigrati che hanno conservato la residenza anagrafica. Si tratta solo di accelerare e completare un processo già in corso. Un bel deserto nel cuore del Sud Italia farebbe davvero comodo. Una vasta area da destinare a tutte le attività indispensabili al funzionamento della nostra civiltà ma che nessuno tollererebbe nei pressi della propria abitazione. I giacimenti di petrolio già ci sono, potrebbero finalmente essere sfruttati al cento per cento. Il resto del territorio servirebbe ad insediamenti industriali di ogni genere e allo smaltimento dei rifiuti ordinari e speciali. Non mancherebbero campi eolici e fotovoltaici (che già ci sono), impianti di compostaggio, impianti geotermici e centrali a biomasse.

Tranquilli: era solo una provocazione per evidenziare le contraddizioni del nostro tempo. Purtroppo l’ipotesi di colonizzare il Sahara è da scartare per l’incognita terrorismo e perché trasportare le ecoballe per via aerea sarebbe invero poco pratico.

giovedì 12 agosto 2010

Tutti dietro al NAT (il personale è politico)


In piena estate, riflettendo sul monopolio di Facebook e altre cose. Il blog rimane roba da geek sia pure nel senso troppo ampio che si dà in Italia a questa parola. A casa propria ciascuno è dietro un NAT e a nessuno importa essere raggiungibili globalmente: si preferisce essere tutti client dello stesso server. IPv6 non prenderà mai piede perché nessuno lo vuole. Persino i server della piccola e media impresa hanno paura di tuffarsi nella grande rete interconnessa, li mettono dietro un Destination NAT. Jon Postel è morto da tempo, e i router DSL ti guardano in modo ostile se vuoi assegnare indirizzi pubblici alle interfacce interne. Come il cameriere che ti guarda stupito e commiserevole se entri nel ristorante da solo: allarga le braccia e ti dice: «si metta un po’ là».

domenica 28 marzo 2010

Nessuno, che io sappia, rinuncia alle scarpe (cit.)

Oggi non c’era il simbolo radicale nella scheda elettorale ed è anche colpa mia. Mi sono ricordato della raccolta delle firme quando era troppo tardi. La Basilicata è un feudo del centrosinistra, non so se cambierà in futuro, ma certo sarebbe stato furbo proporre alleanze simili a quelle del Lazio o quelle che hanno consentito, a suo tempo, una presenza nel Parlamento nazionale. Maurizio Bolognetti non è furbo. Non mi pare neanche che sia candidato in altre regioni, anzi credo non sia candidato da nessuna parte. Un segretario regionale che parla ai muri è in ogni caso più dignitoso di un segretario nazionale che elemosina l’affetto di Beppe Grillo o di un ex-segretario che si è trasformato nell’assistente dell’autista del maggiordomo di chissà chi.

lunedì 22 marzo 2010

Il segreto dell’urna è l’unico momento di libertà che ci rimane

Quanto sono insopportabili i video politici su YouTube! Quelli in cui vengono aggiunti dei titoli e una musica di sottofondo a spezzoni di programmi televisivi, interviste o quant’altro. La community non sa produrre di meglio, evidentemente, che un taglia-e-cuci con cui prescrivere una interpretazione della realtà. Se la politica fosse Wiki-politica, Berlusconi non vincerebbe mai. D’altro canto, se si votasse col televoto Berlusconi vincerebbe sempre - e ai radicali andrebbe il premio della critica. Neanche la piazza è una forma di democrazia, ma solo una dimostrazione di forza logistica: treni speciali, autobus pagati, servizio d’ordine, permessi del Comune e panini con la porchetta. Un primato per molti decenni appartenuto alla sinistra e alla sua cultura. Basta che quelli in prima fila, con lo striscione in mano, sappiano rispondere bene ai giornalisti; a tutti gli altri, quelli che fanno numero, basta regalare una giornata di svago.

venerdì 12 febbraio 2010

Noi sì che ce la intendiamo

Antisemita io? Ma se ho portato mia figlia a vedere il museo dell’Olocausto! (Vauro)

Dopo aver dato della fascista a Fiamma Nirenstein il nostro non si poteva lasciar sfuggire l’occasione di dare della talebana a Emma (“Vuole mettere il burqa all’informazione”). È senza dubbio la parte più significativa della trasmissione, quella in cui si vede Travaglio sganasciarsi dalle risate. Sembrano tanti compari che si danno di gomito beandosi di pensarla allo stesso modo. E Giulia Innocenzi, già radicale coscioniana, si sarà sentita in obbligo di ridere pure lei? Sandro Ruotolo questa volta non sonda gli umori della piazza ma, in via del tutto eccezionale, ci illustra il conflitto di interessi del capo della Protezione Civile; e mi sembra di dedurne che se uno ha un cugino di secondo grado che fa l’insegnante non può, divenuto parlamentare, partecipare ai lavori sulla riforma scolastica.

Vorrà dire che alla prossima calamità naturale saranno Vauro e Santoro a salvarci dal fango e dalle macerie; essi non condividono la logica emergenziale e aspetteranno l’approvazione a maggioranza qualificata del Parlamento in seduta comune, prima di muovere un sol passo; noi moriremo tutti, ma volete mettere il ripristino della legalità costituzionale?

Ecco, quella che avete appena letto è una battuta debole, dal ritmo stanco. Insieme a tanti concittadini mi sono ridotto a inveire contro il televisore, come se fosse l’unico spazio rimasto per esprimere la propria passione civile.

giovedì 21 gennaio 2010

“Questa è Storia!”

Ho sentito persone di destra gongolare dinanzi al telegiornale che ricordava la caduta del Muro di Berlino. A ciascuno la sua strumentalizzazione. Il Venticinque Aprile le persone di sinistra sfilano in piazza pensando che sia una festa di loro proprietà. Per le persone di destra, peraltro, il 25 di aprile si celebra San Marco evangelista e, semmai, sarebbe il caso di ricordare i massacri delle foibe.

Per le persone di sinistra, nel decennale della scomparsa di Bettino Craxi, è scandalosa la beatificazione odierna di cotanto delinquente. Per me, che forse ora apparirò di destra (?), dovrebbero contare i fatti. Se ho capito bene, fu condannato perché “non poteva non sapere” e morì lontano dall’Italia, da latitante. Forse non è morto abbastanza. Bisognava esporre il cadavere in piazzale Loreto, birra, salsicce e lancio di monetine. Massimo D’Alema avrebbe proposto i funerali di Stato. Vedere sfilare la carogna del proprio avversario politico seduti su quella che era stata la sua poltrona evidentemente non aveva prezzo. Oggi intima al presidente della regione Puglia di farsi da parte, e pure il presidente della regione Puglia è inquisito, ma sono certo che questa sia solo una coincidenza.

In tutta l’Europa occidentale c’è una destra e una sinistra ma nessuna delle due ha un passato totalitario da farsi perdonare, anche solo in termini di vaga simpatia ideologica. In tutta l’Europa occidentale, a sinistra, ci sono e ci sono sempre stati i socialisti o laburisti, e analogamente a destra troviamo liberal-conservatori e cristiano-moderati che non hanno generalmente sentito il bisogno di rimpasti o cambi di nome o simboli.

Nel mio paese i democristiani si fondono in un unico partito con gli ex-comunisti mentre i (profughi) socialisti si collocano a destra. In un contesto di generale illegalità un solo partito pagò il prezzo più alto: l’estinzione di una intera classe dirigente; ma il partito che fu di Giacomo Matteotti, Gaetano Salvemini e Loris Fortuna avrebbe rappresentato un barlume di normalità in mezzo a tanta schizofrenia.