lunedì 26 agosto 2013

Un’eterna foresteria

Sbamboccionizzzarsi non è semplice. In primo luogo per resistenze culturali: tutti si chiedono: perché mai? Chi te lo fa fare? La regola è restare con mamma (vi risparmio l’accento finale) fino al matrimonio o fino alla morte. Poi perché, se vuoi studiare e lavorare, il primo dei tuoi desiderî è incompatibile con l’essere un giovane adulto indipendente. Non ti crederanno mai. Chiederanno lo stato patrimoniale del tuo bisnonno (dev’essere morto da almeno duecento anni perché solo in quel caso lo status di morto gli sarà riconosciuto). Sarai sempre un figlio di papà che vuole imbrogliare per non pagare le tasse. E quindi l’impresa familiare, no, non è un vero lavoro. Sarai un mantenuto comunque e tutto il sistema sociale t’incoraggerà ad esserlo e rimanerci. La casa che fu di tua nonna non è una vera casa, neanche se te la ristrutturi a tue spese. Se non la vuole nessuno, che cada pure a pezzi. Perché altrimenti rientri nel nucleo familiare d’origine, anche se guadagni il doppio di tuo padre, tu un normale lavoratore e lui un normale pensionato. E tua mamma guadagna zero. Ha sempre guadagnato zero (ma prodotto tanto!). E allora, papà, no, non te la puoi fare una vecchiaia serena, prendi un attimo le visure catastali che devo fare l’ISEE - e magari mi guardi pure storto perché il mio reddito ti fa pagare di più i medicinali. Eh, papà, come mi piacerebbe uscire dal tuo Stato di Famiglia; lo so, saresti fiero di me!

Si vorrebbe recuperare rapporti affettivi e concentrarsi su quelli anziché tenere in vita rapporti amministrativi. Vorresti poterlo finalmente dimenticare, il codice fiscale dei tuoi genitori! Indugiare su altri ricordi, ben altre memorie. Ben altri codici.

E allora crepi l’avarizia! Prova anche tu l’ebbrezza della centonovesima fascia! Godi della serenità morale e civica di sapere d’aver finanziato la Ricerca del tuo paese senza che il tuo puerile trastullo sia pagato in larga misura dalla collettività! Pensa che all’Imperial College di Londra si sborsa (sorry, si investe e si pianifica) molto di più, per stare molto meno, poi; e, no, per vitto e alloggio c’è una fee a parte.

Accòllati due affitti serenamente, per vivere un’eterna foresteria (intesa come condizione dell’anima). Volevi mica l’azienda di rimpetto alla Facoltà? La burocrazia ti annienta a tal punto che il tuo dilemma non è dove andare a vivere ma dove farti la Residenza. La legge riconosce la condizione di apolide (e non c’è guida al pagamento di qualche tassa che non ne contenpli il caso) ossia persona senza nazionalità; ma tutti, tutti devono avere una residenza. (Devo chiedere a qualche zingaro: ma voi come avete fatto? Dove spediscono le multe? Quanto pagate di assicurazione? Se vi sgomberano da un campo come vi regolate con la Motorizzazione? E con la scelta del medico?)

[Zingari, per scansare i guasti del politicamente corretto. Zingari, come Django Reinhardt, che richiederebbe i suoi tanti link, e m’è servito Google per ricordare dove andava la h].

Una casa un minimo decente è un concetto borghese. Lo siamo tutti e non ce ne dobbiamo vergognare. A parte William e Kate e quelli che vendono gli accendini per strada nei dintorni di Piazza Garibaldi (avete capito di quale città) tutto il resto è borghesia. Ci si laurea per diventare più compiutamente borghesi.

La casa, la casa, la casa. O le case. Di proprietà, serve a perdere le borse di studio (questo nella fase in cui non sei ancora indipendente, perché l’inculata dev’essere doppia, riproporsi diversamente con le stagioni della vita). È stato calcolato che lo studente medio non vincitore dovrebbe uccidere dai due ai quattro consanguinei e congiunti per poter liquidare il patrimonio e con quello pagarsi gli studî.

Finché esisterà uno stato sociale (o così detto) risparmiare sarà perfetttamente inutile, oltreché pericoloso: si fa una vita grama e si perde ogni diritto; diversamente se si sperpera tutto il proprio guadagno ed i propri averi, si conduce un tenore di vita altissimo


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