sabato 17 ottobre 2015

«State sempre a pensà a li re e li papi»

Le mie amiche ed i miei amici “ideologici” sui social network si dividono grossomodo in due categorie, gli arcobaleno ed i razzisti. Niente di personale, è solo una distinzione tecnica, un’ipotesi di lavoro, un ansatz. Li potete distinguere dalle notizie di stupri, aggressioni o molestie che pubblicano. Nel primo caso, la vittima è quasi sempre gay, o quando non lo è, come minimo l’aggressore è un ministro dellla Chiesa Cattolica o in generale qualcuno che si proclama sostenitore della “famiglia tradizionale”. Nel secondo caso la vittima è sempre italiana e l’aggressore sempre straniero, sempre proveniente da qualche paese che sia a sud o a est di quello della vittima.

Potrei scrivere che questo e quello per me pari sono ed io sono l’unico senza fette di prosciutto davanti agli occhi, ma poi mi ritroverei Nanni Moretti popping up into existence a ricordarmi che non siamo in un film di Alberto Sordi. No, non siamo in un film di Alberto Sordi, e difatti una dfferenza c’è: le notizie degli arcobaleno sono selezionate ad arte, quelle dei razzisti sono costruite ad arte. I primi hanno una visione preconcetta della realtà, i secondi hanno semplicemente le visioni. Coi primi si polemizza, da sempre, anche duramente, i secondi non si possono nemmeno commentare. Il politically correct è guasto, il razzismo inqualificabile.

Gli arcobaleno pubblicano la foto del ragazzo gay pestato a sangue per puntare il dito contro chi l’ha ridotto in quello stato. I razzisti pubblicano la foto del senegalese pestato a sangue dallo zio di una ragazza molestata: per gongolare del pestaggio (è la loro idea di legittima difesa, e peraltro la notizia è falsa).

Esistono poi interessanti miscele culturali come quando la coppia gay inizialmente aggredita è composta da due militari americani che reagiscono picchiando duro, non meno di una (esistente o no) ronda di zii xenofobi come quello di cui sopra (e che gli arcobaleno potrebbero reinterpretare qui come l’ennesima congrega di pedofili cattolici che oltretutto «oggettificano» la donna col pretesto di difenderla). Per non dire dell’«odio implacabile», espressione che piace tanto ai 99 Posse e ad altri intellettuali contemporanei.

Non siamo in un film di Alberto Sordi, ma in un film con Alberto Sordi probabilmente sì.

In rete, da sempre, si usa dire «fottuto capolavoro» di un’opera che ci è piaciuta tanto. Come Nell’anno del Signore di Luigi Magni (1969). E il seguente dialogo fra il Frate ed il Cardinale Rivarola.

«Eminenza, er popolo è ’na bestia feroce. C’ha sete de sangue umano!»

«Non è vero fratello, non è vero; il popolo non è cattivo, soltanto bisogna capirlo, povera gente. Roma è diventata un mortorio... Non succede mai niente, tutti a sbattersi il petto, tutti a piangere... E allora, anche un’esecuzione di giustizia, perlomeno è una cosa nuova, uno spettacolo, un divertimento».

«Ar tempo de Nerone!»

«In tutti i tempi, figliolo, in tutti i tempi. La ferocia è sempre stata il sollazzo del popolo»

Dev'essere una lunga storia

(maggio/giugno 2011)

All’ora di pranzo, mentre Napoli celebrava il Napoli, smaltivo i miei sensi di colpa e qualche caloria percorrendo a piedi molti chilometri di questa città. Entravo, senza sentirmi particolarmente originale, in una delle librerie più grandi e chiedevo di Luigi Einaudi, Prediche Inutili. Mi rispondono che non è disponibile in commercio. Gli intellettuali liberali sono emarginati in patria e a nulla è servito essere stati addirittura presidenti della Repubblica. Anche una ricerca in rete dà scarsi frutti. In compenso sono reperibilissime le opere di Tiziano Terzani, che dopo essere stato incarcerato, “rieducato” e infine espulso dal regime comunista di Deng Xiaoping, ha rafforzato le sue convinzioni e finito per credere - o voler farci credere - che il dittatore cinese fosse in realtà una specie di emissario segreto di Ronald Reagan - o della signora Tatcher. Su una cosa concordiamo tutti: il regime che soffocò nel sangue il desiderio di libertà dei ragazzi di Piazza Tien An Men è lo stesso che è rimasto al potere negli anni a seguire, alla morte dello scrittore, e ancora oggi. Io vedo solo dei socialisti reali che hanno deciso di far soldi, ma ognuno inforca le lenti colorate che preferisce per guardare fuori.

La parte del mondo denominata Occidente è l’unica nella quale le lotte dei lavoratori abbiano dato dei frutti: l’operaio canadese, tedesco o olandese guadagna venti volte di più del suo collega cinese e lavora in condizioni migliori. Questo avrei voluto ricordare a Tiziano Terzani nel 1998, quando lamentava l’influenza eccessiva del sistema di valori nordamericano (o anglosassone, o mitteleuropeo) nell’economia e nella società del gigante asiatico.

Devo avere uno strano istinto per questo genere di letture: anni fa m’imbattei in un polpettone micidiale a firma nientemeno che di un premio Nobel tedesco, nel quale si sosteneva in qualche maniera che il Muro di Berlino non era così male come il resto del mondo poteva supporre.