sabato 17 ottobre 2015

Dev'essere una lunga storia

(maggio/giugno 2011)

All’ora di pranzo, mentre Napoli celebrava il Napoli, smaltivo i miei sensi di colpa e qualche caloria percorrendo a piedi molti chilometri di questa città. Entravo, senza sentirmi particolarmente originale, in una delle librerie più grandi e chiedevo di Luigi Einaudi, Prediche Inutili. Mi rispondono che non è disponibile in commercio. Gli intellettuali liberali sono emarginati in patria e a nulla è servito essere stati addirittura presidenti della Repubblica. Anche una ricerca in rete dà scarsi frutti. In compenso sono reperibilissime le opere di Tiziano Terzani, che dopo essere stato incarcerato, “rieducato” e infine espulso dal regime comunista di Deng Xiaoping, ha rafforzato le sue convinzioni e finito per credere - o voler farci credere - che il dittatore cinese fosse in realtà una specie di emissario segreto di Ronald Reagan - o della signora Tatcher. Su una cosa concordiamo tutti: il regime che soffocò nel sangue il desiderio di libertà dei ragazzi di Piazza Tien An Men è lo stesso che è rimasto al potere negli anni a seguire, alla morte dello scrittore, e ancora oggi. Io vedo solo dei socialisti reali che hanno deciso di far soldi, ma ognuno inforca le lenti colorate che preferisce per guardare fuori.

La parte del mondo denominata Occidente è l’unica nella quale le lotte dei lavoratori abbiano dato dei frutti: l’operaio canadese, tedesco o olandese guadagna venti volte di più del suo collega cinese e lavora in condizioni migliori. Questo avrei voluto ricordare a Tiziano Terzani nel 1998, quando lamentava l’influenza eccessiva del sistema di valori nordamericano (o anglosassone, o mitteleuropeo) nell’economia e nella società del gigante asiatico.

Devo avere uno strano istinto per questo genere di letture: anni fa m’imbattei in un polpettone micidiale a firma nientemeno che di un premio Nobel tedesco, nel quale si sosteneva in qualche maniera che il Muro di Berlino non era così male come il resto del mondo poteva supporre. 

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