martedì 21 novembre 2017

Radicali nello Spazio

[Logo del PR, rosa nel pugno in bianco e nero]
cfr. I Simboli della discordia
In estrema sintesi, io credo che vi siano troppi soggetti. In particolare, il Partito Radicale, denominato transnazionale, nonviolento, transpartito e forse un giorno anche interplanetario; e dall'altro lato i Radicali Italiani; concorrono, disperdendole, per le stesse risorse di tempo, spazio e finanze, e si sovrappongono in larga parte, confondendo chiunque li osservi e interagisca con loro, nella politica, nella società, nelle carceri.

Fu un errore, di Marco Pannella e di tanti, da un lato affermare l'ovvio, rendendo semplicemente il nome del partito più difficile da pronunciare, e dall'altro creare un doppione detto Radicali Italiani che in breve ha preso il posto dell'originale, come luogo, quantomeno, nel cui congresso e regolarmente, tutto l'universo radicale potesse riconoscersi e scontrarsi.

Non intendo iscrivermi all'uno né all'altro movimento, finché ne esiteranno due. Auspico la fine del PRNTT (non ricordo mai l'ordine delle lettere) per confluire in “Radicali”, che nel frattempo avrà fatto cadere la ridicola dicitura Italiani. Soggetto che non si presenta, in quanto tale, alle elezioni. E immagino che la presenza di tanti pannelliani purissimi assicurerà una netta minoranza ad ogni possibile mozione Magi (no?).

Oppure, e meglio ancora da un punto di vista ideale, auspico che Radicali Italiani si sciolga e confluisca nel Partito Radicale, un partito intanto divenuto o ritornato radicale senza ulteriori specificazioni (transpartito è ovvio, nonviolento è la storia e la natura stessa, ma soprattutto il transazionale sarebbe vissuto come una moltitudine di possibilità aperte anziché un vincolo, e quindi un limite, peraltro spesso disatteso).

Oggi i transazionali vanno nelle carceri italiane e gli “italiani” si occupano di quelle libiche. Occorre aggiungere altro?

Dicevo, l'ipotesi di sciogliere, o disciogliere, Radicali Italiani nel Partito Radicale è suggestiva, è senz'altro la più bella e, tra l'altro, confermerebbe lunga vita al partito politico più longevo fra quelli ancora in attività. Purtroppo è anche la più rischiosa. I radicali cosiddetti transnazionali si vantano di aver applicato lo Statuto, di aver convocato il Congresso Straordinario degli iscritti, altissimo esercizio di democrazia eccetera, ma si dimenticano di dire che sono gli stessi che il congresso straordinario lo hanno abolito, mentre quello ordinario nessuno sa se mai si farà.

Se anche si tenesse, poi, sarebbe ogni due anni, non ogni anno. Come i mondali di calcio o le Olimpiadi, o l'Expo, che si tengono ogni quattro, se non cinque anni: enormi eventi internazionali con enorme dispiego di mezzi.

Traduttori e cuffiette da e per l'esperanto, perché comunicare tutti in inglese sarebbe di regime, o più semplicemente perché volevamo spendere molto di piùDopo Tirana e Rebibbia, in una escalation di posti sempre più assurdi (e bellissimi, e pieni di significato) il prossimo congresso si terrà nello spazio. «Per essere più vicini a Marco», ci direbbe, ne sono certo, una commossa Rita Bernardini. Anzi, sono certo che Pannella stesso ne abbia o ne stia ancora organizzando uno così proprio lui. Cos'altro volete significasse quell'«A subito»?

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Bastava, non un articolo, non un comma, ma mezzo rigo, una frasetta piccola così: «non si presenta alle elezioni». E basta. Partito Radicale. E basta. E radicali italiani da un lato, e radicali diversamente italiani dall'altro non avrebbero avuto ragione di esistere e distinguersi in quanto tali, e sarebbero stati costretti, oggi, ad avere ragioni di merito politico per azzuffarsi.

L’Irlanda, giusto per essere transnazionali e paneuropei, ha esteso, con un referendum nel 2015, il matrimonio anche a persone dello stesso sesso. Badate bene, non è stato introdotto il matrimonio gay. E meno che mai patti o unioni civili o altre sciocchezze del genere (sciocchezze perché ad hoc). È stato invece realizzato il sogno di Paolo Pietrosanti. Sicuramente ve ne ricordate! Quello in cui, semplicemente, «si estende». Si è preso l'articolo della costituzione irlandese che regola il matrimonio e si è aggiunta la frase «regardless of their sex». Le rivoluzioni liberali si fanno con una piccola frase, il resto è ipertrofia politicista.

Irlanda, per altro verso, dove l'aborto è ancora illegale, paese cattolico e familista, a suo modo, come l'Italia (semplificando); paese con la Brexit dentro casa, paese della più alta crescita del PIL in Europa, e “paradiso fiscale” che da liberisti potremmo o dovremmo difendere.

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Lo so, è facile parlare col senno del poi, facile essere transnazionali parlando del paese in cui vivi; difficile parlare di Torre Argentina invece, se non ci hai mai vissuto. Se non l'hai mai vissuta. Difficile rispondere alla domanda se siamo ancora in tempo per rimediare.

Solo dopo un anno mi risolvo a vedere tutto il congresso di Rebibbia. Solo dopo un anno e mezzo riesco a vedere il video del funerale laico di Marco.

È Maurizio Turco stesso ad ammetterlo: fin dalla sua concezione, il partito transnazionale non se l'è filato nessuno, nessuno veramente -  a parte l'eroica generosità di Sergio Stanzani. E ti credo io, di fronte nientemeno che a governare un paese (per cui si è lottato) o anche semplicemente essere attivi in un soggetto politico che, diversamente da quello transnazionale, fosse un minimo operativo. Poi, naturalmente, cause ed effetti si confondo, e ciascuno può accusare l'altro.

Nessuno forse ha evidenziato la gaffe del ministro Orlando che, sempre a Rebibbia, ha detto «Radicali Italiani» anziché Partito Radicale, sorprendendosi, quasi divertito ed un po’ in imbarazzo, che facesse persino qualche differenza.

A voler essere paranoici si potrebbe pensare che quel poco di transnazionale rimasto oggi sia solo strumentale, per esempio, ad attaccare il «sottosegretario» Della Vedova. Diventare governo per un radicale, si sa, è cosa gravissima, imperdonabile, in Italia come nel Mali. E poi non ti fai mai vedere al Partito, tuonerebbe di nuovo oggi Marco Pannella dallo spazio, divenuto ormai divinità celeste, magari lanciando meteoriti contro il «jet-set».

Se proprio, ed un po' con Silvio Viale, preferisco vivere nel mito del Pannella giovane, quello della prima Repubblica. Non quello delle scomuniche (almeno, da quello che posso capire).

Ci sono stati i marxisti tendenza Groucho, e poi i berlusconiani tendenza Veronica, oggi mi sono tesserato Coscioni, senza poter essere tendenza Maria Antonietta. Perché si litiga anche su Luca, e questa storia che “il personale è politico”, ecco, non so più se crederci tanto.

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